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ANSAR AL SHARIA E LE SUE DIRAMAZIONI

anasar al sharia


Allo stato attuale ecco la genesi e la presenza delle varie “Ansar al Sharia” nel mondo islamico:

Marocco

Il gruppo compare in Marocco nel settembre del 2012 con un annuncio su internet e con l’apertura di una pagina su Facebook. A seguito dell'uscita pubblica scattano i primi arresti da parte delle autorità locali anche se, ufficialmente, l’ Ansar marocchina, pur perseguendo l’immediata applicazione della sharia, rifiuta la lotta armata.

Nella pratica quindi il gruppo non ha mai svolto attività eversiva, salvo alcune manifestazioni a favore dei detenuti ed accuse alla polizia di torture. Complessivamente la costola marocchina del gruppo ha tenuto un basso profilo, forse determinato dal limitato seguito di questa formazione nel contesto sociale marocchino. Ma un altro motivo è forse il fatto che già esiste nel paese magrebino un’altra formazione estremista, il “Comitato per la Difesa dei Detenuti Islamisti”, dove sono confluiti ex veterani afghani e dove vengono già perseguiti obiettivi interni quali, oltre la difesa dei detenuti, l'instaurazione di un califfato. In senso più lato, l’estremismo islamico in un paese governato da una monarchia discendente dal profeta rende oggettivamente più difficile e meno credibile una lotta armata in chiave integralista islamica.

Algeria

L’Algeria, almeno sinora, è un caso a sé stante in quanto non è mai comparsa la sigla di Ansar al Sharia nel panorama terroristico di quel paese. Il motivo può essere ricercato nel fatto che il terrorismo islamico è presente in Algeria fin dal 1991 ed è stato un continuo proliferare di sigle: GIA (Gruppo Islamico Armato), AIS ( Armata Islamica di Salvezza, braccio armato del FIS), il GSPC (Gruppo Salafita per la Predicazione ed il Combattimento) da cui poi si è distaccata AQIM(Al Qaeda nel Maghreb islasmico). In questo marasma di sigle probabilmente non si avvertiva la necessità di aggiungerne altre. Anche perché poi Ansar al Sharia è comparsa in Mali e le milizie terroristiche vivono alternativamente tra il nord del Mali ed il sud dell’Algeria.

Mali

La creazione di Ansar al Sharia in Mali risale al dicembre del 2012 a Gao, nel nord del paese, su iniziativa di Omar Ould Hamaha, noto anche come “Hakka” (dalla storpiatura del suo kalashnikov Ak47) o come “barbarossa” (dal colore dei suoi capelli). Prima della formazione di Ansar, il personaggio maliano ha transumato in tutte le altre formazioni terroristiche che pullulano nel nord del Mali: AQIM, Ansar Dine (in cui ha svolto a lungo funzione di portavoce), il Movimento per l’Unità e la Jihad nell’Africa Occidentale (MUJAO, dove ha svolto le funzioni di Capo di Stato Maggiore). Il fatto che più qualifica il ruolo di Ould Hamaha è però la parentela con Mokhtar Benmokhtar (sposato con una delle sue figlie) che, nel nome di AQIM (ma in pratica da solo), continua ad essere il terrorista di maggior riferimento nell’area (nonostante sia stato dato spesso per morto).

Nel caso maliano, la creazione di una nuova sigla terroristica è più un fatto estetico che pratico, forse dettato dal desiderio di Hamaha di essere anche lui un capo e non la spalla di altri capi. Questa sua trovata gli ha immediatamente guadagnato una taglia americana per la sua cattura del valore di 3 milioni di dollari.


mokhtar ben mokhtar
Mokhtar Benmokhtar

Mauritania

La branca mauritana di Ansar al Sharia si chiama “Ansar al Sharia fi Bilad al Shinquit (Ansar al Sharia nel paese di Shinquiti, dal nome di un ideologo estremista mauritano, Sheykh Abu al Mundhir al Shinquiti,che ha molto seguito nel mondo dell’integralismo) e viene indicata sotto il comando di Mokhtar Benmokhtar. Il collante che lega questa organizzazione alla limitrofa Ansar al Sharia maliana è proprio questo noto terrorista.

Anche qui c’è un fatto eclatante che serve a legittimare il nome: l’attacco all’ambasciata israeliana a Nouakchott nel febbraio 2008. Evento prima rivendicato da AQIM, ma poi attribuito ad Ansar al Sharia (e qui è da notare che, a quei tempi, Mokhtar era membro di AQIM da cui poi veniva successivamente espulso per dissidi coi vertici dell’organizzazione) quando questa nuova sigla compare per la prima volta pubblicamente nel giugno del 2013.

Ufficialmente il capo di questo nuovo gruppo è un mauritano, Ahmed Salem Ould al Hassan, già ospite delle patrie galere per militanza in gruppi radicali islamici. Ed è proprio nelle carceri di Dar Naim che si è inizialmente concepito questo gruppo. Gli obiettivi dichiarati appaiono al momento più concentrati su questioni interne, nel perseguito intento di islamizzare maggiormente la società. Al momento, a parte i dichiarati legami con il mondo dell’estremismo islamico e la rivendicazione di un atto di terrorismo pregresso (il cui coinvolgimento è da ritenersi più morale che pratico), questo gruppo si confronta con una società, come quella mauritana, dove prevalgono tradizioni e conservatorismo, ma dove comunque l’Islam è stato interpretato in chiave moderata.

Tunisia

Ansar al Sharia compare in Tunisia nell’aprile del 2011. Il capo riconosciuto è Seif Allah Benahssine ibn Hussein, noto anche anche con il nome di Abu Iyadh al Tunsi, un terrorista di lungo corso con precedenti afghani. E' apparso sulla scena politica in Tunisia nell’aprile del 2011 fondando Ansar al Sharia a seguito della sua liberazione dal carcere per amnistia, stava scontando una condanna a 68 anni per terrorismo comminata dall'ex dittatore Ben Ali nel 2003.

Il personaggio si era allontanato dal paese nel 1991 per studiare legge in Marocco, rientrato nel 1994, era poi scappato in Inghilterra dove gli era stato rifiutato il diritto di asilo, quindi un'esperienza di guerra in Afghanistan combattendo contro gli americani, fino al suo arresto in Turchia nel 2003 e la sua estradizione in Tunisia. In Afghanistan, nel 2000, Abu Iyadh aveva incontrato a Kandahar Osama bin Laden e da lì era nato il sodalizio con Al Qaeda, circostanza sempre pubblicizzata e mai negata dal diretto interessato.

I suoi studi teologi pongono Abu Ayadh oltre il semplice combattente ed evidenziano lo spessore di un uomo di pensiero capace di giustificare le proprie iniziative secondo i sacri testi. Almeno nella fase iniziale, Abu Iyadh ed il suo gruppo propugnavano la non violenza e si dedicavano ad opere sociali, ribadendo che la Tunisia era terra di proselitismo e non di jihad.

L’attacco all’ambasciata americana in Tunisia nel 2012, le violenze di piazza e i sermoni infuocati anche contro Ennadha hanno portato, nell'agosto del 2013, alla massa al bando da parte delle autorità tunisine di Ansar al Sharia. L’accusa è anche di collusione con Al Qaeda nel Maghreb Islamico. Su questo movimento grava anche il sospetto del suo coinvolgimento nella recente uccisione di due esponenti laici tunisini, Chokri Belaid e Mohamed Brahmi. Durante le indagini sarebbe stata scoperta una lista di ulteriori personaggi politici da eliminare, compresi esponenti di Ennadha.


Oggi Abu Iyadh vive in clandestinità o, se si da credito a notizie non confermate, sarebbe stato arrestato a Misurata, in Libia, nel dicembre 2013 dagli americani ed estradato a Tunisi.

Libia

Ansar al Sharia, che ha combattuto in Cirenaica contro Gheddafi durante la guerra civile, è diventata famosa in Libia per l’operazione contro il consolato americano di Bengasi e l’uccisione dell’ambasciatore USA. Tra le sue altre iniziative di spessore vi sono anche, nel solco dell’integralismo salafita che non tollera la venerazioni di altri soggetti che non siano Allah, la distruzione di luoghi di culto di santi sufi a Bengasi e Tripoli.

Vi sono due organizzazioni con il nome Ansar al Sharia attualmente in Libia. Esse operano territorialmente in due aree distinte, Derna e Bengasi, e non è chiaro se siano sotto un unico comando. Quella di Derna, una via di mezzo tra banditismo e terrorismo, faceva capo a Abu Sufian bin Qumu, ucciso nell’aprile 2013. Un terrorista di lungo corso con esperienze afghane, Qumu è stato rinchiuso a Guantanamo, consegnato ai libici nel 2007 e amnistiato dal Geddafi, insieme ad altri esponenti del Gruppo Islamico Combattente Libico di cui era stato militante, nel 2010.

L'Ansar al Sharia di Bengasi, invece, fa capo a Ahmed Abu Khattalah. Sono loro il gruppo che materialmente ha guidato l’attacco contro il consolato americano l’11 settembre 2012. Sotto Geddafi, Khattalah era assurto alla ribalta nel 2011 quando la sua milizia aveva ucciso un ex ministro dell’Interno, Abdel Fattah Younis. Il nome di Ansar Al Sharia è stato dato alla sua milizia in un momento successivo alla guerra civile. Comunque, le simpatie di Khattalah per Al Qaeda correlati a contatti con AQIM in Mali sono fatti noti. La cattura di Abu Anas al Libi nell'ottobre 2013 a Tripoli da parte delle Forze speciali americane, con conseguente estradizione negli USA, ha reso Khattalah, che prima si dedicava ad interviste e minacce pubbliche, più prudente.

L'Ansar al Sharia libica fornisce assistenza alla popolazione, dà supporto ad organizzazioni caritatevoli, fornisce cioè un servizio alla popolazione di Bengasi che il governo centrale non è in grado di assicurare. E quindi, nonostante la caccia americana, Khattalah gode di considerazione e protezione in Cirenaica.


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Mohamed al Zawahiri

Egitto

In Egitto, dopo il crollo del regime di Hosni Mubarak e la maggiore condiscendenza dei Fratelli Musulmani verso le frange islamiche, erano comparse nel paese due organizzazioni che si ricollegavano al nome della legge islamica: una, la “Gamaat Ansar Al Sharia” (Associazione Ansar al Sharia, nata nell'ottobre 2012), dedicata più alle riforme della società egiziana attraverso l’applicazione stretta della sharia, ed un’altra, apparsa qualche mese più tardi, la “Al Taliah al Salafiyah al Mujahediyah Ansar al Sharia” (l’Avanguardia Salafita Combattente di Ansar al Sharia), più internazionalista e quindi dichiaratamente più vicina ad Al Qaeda. Non casualmente, in questa seconda organizzazione è comparso tra i militanti anche Mohammed al Zawahiri, fratello del più noto Ayman, liberato dalle carceri egiziane nel marzo 2012, dove era rinchiuso perché membro della Jihad Islamica egiziana.

Dopo l’estromissione di Morsi e il ripristino del regime militare, la Gamaat Ansar al Sharia ha tralasciato gli aspetti sociali ed umanitari e si è convertita, con un proclama ufficiale del luglio 2013, alla lotta armata spostando il suo centro operativo nel Sinai. Il suo capo, Ahmad al Arush, è un ex combattente afghano liberato anch'egli dopo la Primavera Araba. Paradossalmente, nella stessa circostanza, la Al Talyah ha effettuato il percorso inverso: su indicazione del capo di Al Qaeda si è affrancata dalla lotta armata per dedicarsi ad attività di propaganda e proselitismo. In altre parole, in Egitto le due organizzazioni sono complementari ed intercambiabili.

A seguito di un attentato contro un autobus di turisti sud-coreani nel Sinai è comparsa una nuova organizzazione che ha rivendicato l’attacco: Ansar Beit al Maqdis. Anche in questo caso è probabile che si utilizzino parole ricorrenti nel lessico islamico-terroristico per dare l’impressione che nel Sinai, dove è già comparsa Al Qaeda nella Penisola del Sinai, operino organizzazioni distinte. Probabilmente sono sigle alternative di un’unica struttura. C’è chi ritiene che questo gruppo sia l’ala militare dei Fratelli Musulmani, chi lo ricollega ad Hamas di Gaza, chi direttamente – per affiliazione o simpatie – ad Al Qaeda, chi invece lo ritiene diretta emanazione della citata “Al Taliah al Salafiyah al Mujahediyah Ansar al Sharia”.

Comunque, a seguito della defenestrazione del Presidente Mohamed Morsi e la persecuzione dei Fratelli Musulmani, le rivendicazioni sotto questa sigla sono state molte ed anche fuori dal Sinai: l’attentato contro il Ministro degli Interni, l’attacco contro i Quartier generali della Sicurezza Nazionale a Cairo e Mansoura, l’uccisione di diversi poliziotti.

Yemen

In Yemen Ansar al Sharia è comparsa in molti comunicati abbinati o intervallati a quelli di Al Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP). Questa circostanza lascia presupporre che il nome sia stato usato alternativamente da una stessa struttura operativa. Molti analisti del settore ritengono questo un fatto oramai acquisito e incontrovertibile. Un po’ come auspicato dalle direttive di Osama Bin Laden ad Abbottabad. E forse, in questo, non bisogna dimenticare che la famiglia del leader di Al Qaeda era proprio originaria del nord dello Yemen ai confini con l’Arabia Saudita. Il dato è indirettamente confermate dal fatto che le disfatte operative subite dagli interventi dei droni americani contro AQAP abbiano poi avuto ripercussioni anche su Ansar al Sharia.

La prima comparsa di questa sigla in Yemen risale al 2011, a cavallo delle rivolte popolari, con l’occupazione da parte di questo gruppo di una sede del governatorato di Abyan nel sud del Paese e la contestuale dichiarazione della creazione di un emirato islamico. Sconfitta poi da un intervento armato delle forze di sicurezza yemenite, Ansar al Sharia (o AQAP) ha continuato a fare proclami, minacce di operazioni nel paese, ma senza più occupare parte del territorio. Tuttavia, nel corso del 2013 il nome più utilizzato per i proclami è stato quello di AQAP.

Il leader riconosciuto di questo gruppo è Nasir al Wuhayshi, un ex segretario di Bin Laden in Afghanistan, arrestato dagli iraniani, rispedito in Yemen, scappato dalle carceri e, una volta libero, si è dedicato a riorganizzare e riunificare le strutture di Al Qaeda in Arabia Saudita e Yemen. Nel 2013, con la mediazione di esponenti religiosi locali, Ansar al Sharia/AQAP aveva negoziato e poi concordato un cessate il fuoco con le autorità locali. L’accordo è poi fallito per decisione governativa.

In Yemen le operazioni di Ansar al Sharia erano inizialmente mirate contro la popolazione che non si piegava ai dettami islamici. Adesso – un po’ per necessità di difesa e un po’ per assecondare quello che diceva Bin Laden – gli obiettivi sono soprattutto gli americani e, in subordine, le forze di sicurezza yemenite che, con il concorso dei droni americani, li stanno combattendo con soddisfacente successo.

Il comportamento dell’Ansar al Sharia locale è stato oggetto, lo scorso anno, di una disputa ideologica tra i due sheykh che attualmente vantano il maggior seguito: il siriano Sheykh Abu Basir al Tartusi ed il mauritano Sheykh Abu al Mundhir Shinqiti. Il primo ha accusato Ansar per non aver cambiato strategia del colpire la popolazione dopo la cacciata del dittatore Ali Abdullah Saleh, il secondo era invece su posizioni molto più estreme.