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LO SCANDALO DATAGATE: TANTO RUMORE PER NULLA


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Dopo circa tre anni, assistiamo al secondo "psicodramma" che vede per protagonisti i Servizi di intelligence, soprattutto degli Stati Uniti e i palazzi del potere di mezzo mondo.

Dopo lo scandalo "WikiLeaks", che ha visto come "mattatore" assoluto sul palcoscenico Julian Assange - e come vittima sacrificale il soldato Manning, "gola profonda" dello scandalo e, per il momento, unico condannato (35 anni di carcere) - un altro dipendente del governo americano, sempre nel nome dei piu' nobili diritti alla liberta' di informazione e alla trasparenza, ha deciso di vuotare il sacco (ma fino a che punto?) e di lanciare il sasso nello stagno diffondendo informazioni classificate ad alcuni organi di stampa e quasi certamente, cosa piu' preoccupante per l'amministrazione USA, ad altri Servizi di intelligence di Paesi non proprio "amici". Come tutti i sassi lanciati in uno stagno provocano, lì per lì, un allarme generale tra anfibi, rettili e uccelli che abitano l'ecosistema, per poi tornare in breve tempo alla "stagnazione" tipica dell'ambiente palustre, così, in una proporzione piu' ampia, le rivelazioni dell'analista informatico della NSA (National Security Agency, l'agenzia di intelligence statunitense che si occupa di SIGINT ed ELINT - Signal e Electronic Intelligence), Edward Snowden, hanno provocato un'altra tempesta in un bicchier d'acqua, tanto eclatante quanto, alla resa dei conti, inconsistente, con reazioni che hanno oscillato tra i toni melodrammatici del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, a quelli battaglieri, tipici della grandeur francese, dell'inquilino dell'Eliseo, Francois Hollande, passando attraverso una oramai tristemente tipica via di mezzo (che forse vorrebbe ispirarsi alle teorie di Guicciardini, ma ne e' solo una brutta copia, o meglio, un'errata interpretazione) delle autorita' italiane, e il piu' coerente e decoroso silenzio di quelle britanniche.

Da alcuni anni assistiamo ad una sovraesposizione mediatica dei Servizi di intelligence, con i riflettori dei media - ma anche cinema, "fiction" ecc. - che sempre piu' frequentemente si accendono su un'attivita' che invece, per sua natura, dovrebbe svolgersi nell'ombra. In merito a quanto questi ultimi scandali siano causa o effetto di questa spettacolarizzazione dell'attivita' di intelligence, al momento sospendiamo il giudizio, così come sulla valutazione della sincerita' o ipocrisia delle reazioni dei governi coinvolti nella vicenda, nonché sull'ambiguita' che emerge prepotente nei rapporti tra "vittime e carnefice" nei retroscena dello psicodramma in questione.


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Edward Snowden

Tracciamo allora un sia pur breve excursus delle tappe fondamentali di questa vicenda, per poi passare alle considerazioni sui problemi e le criticita' che da essa emergono.

Va detto innanzitutto che il recente scandalo, noto come "Datagate", e' solo l'ultimo di una serie di scandali che si sono abbattuti sull'amministrazione Obama dall'inizio del secondo mandato (tralasciamo quindi lo scandalo "Wikileaks", iniziato alla fine del 2009), tanto che questo secondo mandato del Presidente sembra contrassegnato, almeno nella fase iniziale, da una vera e propria "iattura":

  • alcuni ispettori del fisco sembrano accanirsi su alcune ONG (organizzazioni non governative) legate al "Tea Party" che, dietro la facciata di associazioni filantropiche senza fini di lucro, scaricano "fiscalmente" le donazioni dei sostenitori, diventando così veri e propri strumenti di finanziamento dei conservatori;

  • l'attentato terroristico dell'11 settembre 2012 contro il Consolato USA a Bengasi non e' costato solo la vita ad un diplomatico e a tre funzionari americani, ma anche la carriera ad alcuni importanti esponenti dell'amministrazione e degli apparati di sicurezza statunitensi: primo tra tutti, il direttore della CIA, Generale David Petraeus, "silurato" con il pretesto di una relazione clandestina con la sua biografa, ma in realta' per non aver dato il giusto risalto al ruolo di al-Qaeda nella pianificazione ed esecuzione del suddetto attentato (come sostenuto dai Repubblicani); il Segretario di Stato Hillary Clinton si e' salvata "per il rotto della cuffia" e il Gen. Petraeus ha pagato per tutti;

  • viene diffusa la notizia che l'intelligence americana tiene sotto controllo i telefoni dell'importante agenzia di stampa "Associated Press", per carpire le informazioni che i giornalisti ottengono dalle loro "fonti" (per deontologia professionale dovrebbero rimanere riservate) riguardo l'attivita' terroristica di al-Qaeda nello Yemen.

Alla luce di quanto detto, il terreno politico (e l'opinione pubblica) sembra sufficientemente fertile per accogliere il seme di un nuovo e piu' eclatante scandalo.

Partiamo dal protagonista, Edward Snowden

Edward Snowden, ventinovenne analista della NSA, "genio" del computer pur non avendo completato le scuole superiori (secondo alcune fonti le avrebbe completate privatamente), dopo un'esperienza fallimentare nelle Special Forces nel 2003 (si frattura entrambe le gambe durante un'esercitazione), viene congedato ma un anno dopo, in virtu' della sua competenza nel settore informatico, viene "arruolato" dalla CIA; passa quindi alla NSA, facendo la spola con societa' che collaborano con la suddetta agenzia nel settore dello spionaggio informatico. Le sue responsabilita' aumentano, come il suo stipendio e, a 29 anni, si ritrova a guadagnare 200.000 dollari all'anno. Lavora alle Hawaii e convive con la sua bella fidanzata in una confortevole villa sul mare, vicino Honolulu. Cosa volere di piu', a 30 anni non ancora compiuti?

Ma Snowden e' uno spirito inquieto e, il 1° maggio di quest'anno, chiede ai suoi superiori un permesso di un paio di settimane per curarsi una recrudescenza di epilessia, che lo aveva afflitto in passato; alla sua ragazza racconta un'altra bugia e, il 20 maggio, parte per Hong Kong, portandosi appresso il computer con una quantita' di file pieni di informazioni classificate. Giunto a destinazione, contatta il Guardian e il Washington Post e comincia a "cantare".

Il 5 giugno, il Guardian pubblica le prime rivelazioni di Snowden (nome in codice, Verax - "colui che dice la verita'", in latino). La NSA, attraverso una serie di programmi (il piu' importante dei quali si chiama PRISM), e con la complicita' di "big-data" (i giganti del settore informatico, come Google, Microsoft, Facebook, Yahoo!, Skype, Youtube, Apple - eccetto Twitter) e di Verizon (il piu' grande gestore di telefonia degli Stati Uniti) controlla e registra milioni di telefonate, e-mail e connessioni a siti internet di cittadini americani, da e per l'estero: un vero e proprio "Grande Fratello" - nell'accezione orwelliana del termine - di fronte al quale il diritto alla privacy sembra ridursi ad un mero pretesto per speculazioni astratte da parte di filosofi e giuristi che hanno tempo da perdere.

L'amministrazione Obama cerca di correre ai ripari, affermando che si tratta di una misura ineludibile nella lotta contro il terrorismo internazionale, e che grazie ad essa sarebbero stati "sventati almeno tre attacchi"; ma questo non le evita le ironie dei Repubblicani, i quali affermano che il secondo mandato di Obama "e' il quarto mandato di Bush", e le pesanti critiche del New York Times che scrive: "Obama ha perso ogni credibilita'".

Il tutto, mentre e' ancora in corso la visita ufficiale del Presidente cinese Xi Jinping negli Stati Uniti, durante la quale, manco a farlo apposta, Obama ha "garbatamente" rimproverato il suo ospite per i frequenti "attacchi informatici" operati dai cinesi contro siti governativi e militari americani.

Snowden - che nel frattempo, il 9 maggio, e' uscito allo scoperto rivelando la sua vera identita' - non si lascia sfuggire l'occasione per rincarare la dose e affermare, sempre dalle colonne del Guardian, che la Cina e' uno dei bersagli preferiti dello spionaggio cibernetico americano, e che buona parte delle 61.000 operazioni di "hackeraggio" messe in atto dall'intelligence statunitense contro i siti cinesi riguardano obiettivi civili. Facile immaginare, a questo punto, l'imbarazzo del Presidente Obama, colto con le mani nel sacco proprio mentre stava bacchettando quelle del suo omologo cinese, da una parte, e, dall'altra, la soddisfazione di Xi Jinping che ha potuto "guardare dall'alto in basso" chi pretendeva di dargli lezioni di bon ton spionistico-telematico.

Intanto il governo americano, se da un lato cerca di limitare i danni di immagine - e, in prospettiva, diplomatici - affermando che, grazie al sistema di intercettazione della NSA, sono stati sventati 50 attentati in 20 Paesi, anche europei (ma non in Italia, come dichiarato dai portavoce dei nostri Servizi), dall'altro passa al contrattacco contro la persona di Snowden, accusandolo di alto tradimento e facendo filtrare la voce di una sua collaborazione con i Servizi di intelligence di Pechino.

Snowden naturalmente smentisce ogni addebito, mentre incassa il sostegno del governo dell'Ecuador, che gli offre asilo politico - si ricorda che proprio nell'Ambasciata dell'Ecuador a Londra si e' rifugiato il protagonista dello scandalo "WikiLeaks", Julian Assange, strenuo sostenitore (anche materialmente, avendogli messo a disposizione il suo avvocato) di Edward Snowden. Gli USA, inoltre, chiedono ufficialmente alle autorita' cinesi l'estradizione di Snowden. La Cina, come era prevedibile, respinge la richiesta americana.

Il 23 giugno, con la benedizione del governo di Pechino, Snowden, accompagnato da Sarah Harrison, avvocato di WikiLeaks, si imbarca su un volo Aeroflot e, dopo qualche ora, sbarca all'aeroporto Sheremetevo di Mosca. Qui, una macchina dell'Ambasciata ecuadoregna, scortata da due auto dei Servizi russi, preleva sottobordo Snowden, appena sbarcato dall'aereo, per portarlo all'hotel "Capsule", nell'area transiti dell'aeroporto, dove l'Ambasciatore dell'Ecuador formalizza l'offerta di asilo.

A questo punto, la reazione di Washington si fa rabbiosa; non solo perché i suoi Servizi di intelligence, che stavano braccando Snowden, sono stati beffati una seconda volta da quest'ultimo (la prima con la "diserzione") - non senza il determinante supporto dei Servizi di Cina e Russia - ma anche, e soprattutto, perché con l'"affare Snowden" gli Stati Uniti devono registrare una preoccupante convergenza di interessi da parte dei due Paesi sopra citati - Paesi con i quali, per motivi diversi (in questa sede non ne entreremo nel merito), soprattutto negli ultimi tempi i rapporti si erano sensibilmente deteriorati (per non parlare del riavvicinamento tra Mosca e Pechino, da sempre diffidenti, per non dire ostili, nei confronti l'una dell'altra - con buona pace del Patto di Shangai, piu' noto come SCO - "Shangai Cooperation Organization" del 15 giugno 2001).

Tra l'altro, l'"affare Snowden" costringe gli USA a scoprire il fianco su una serie di questioni che tradizionalmente costituivano il loro punto di forza nei contenziosi con questi Paesi: prima tra tutte, la difesa dei diritti umani, con i governi di Mosca e Pechino che possono finalmente presentarsi come difensori di un "povero idealista perseguitato dai cattivi americani", con il relativo corollario del diritto alla privacy, in merito al quale Putin può far passare il suo SORM (il sistema di intercettazione russo, utilizzato soprattutto in funzione anti-dissidenti) come un contraltare dell'americano PRISM, e le autorita' di Pechino, dopo le rivelazioni di Snowden sui milioni di sms cinesi intercettati dalla NSA, possono togliersi la soddisfazione di affermare esplicitamente: "Gli Stati Uniti si fingono vittime, ma sono i piu' grandi fuorilegge dei nostri tempi".

A questo va aggiunto che i governi di Russia e Cina hanno approfittato dell'occasione per ricompattare l'opinione pubblica di ciascun Paese intorno ai rispettivi regimi: i popoli russo e cinese accolgono sempre con favore qualunque iniziativa dei rispettivi governi contro gli "storici" nemici americani.

Certo, vedere Putin - ex- colonnello del KGB in Germania Orientale durante l'epoca sovietica, e successivamente direttore dell'FSB nella Russia di Boris Eltsin - e il governo cinese - che tuttora mantiene in piena attivita' i famigerati "campi di rieducazione" per i dissidenti - presentarsi come paladini dei diritti umani e' un po' come immaginarsi Jack lo Squartatore spacciarsi per difensore dei diritti delle donne; ma tant'e': in politica e' un fenomeno molto piu' frequente di quanto si immagini, a tutte le latitudini!

La richiesta di estradizione avanzata dagli USA presso il governo russo viene accolta con un ironico atteggiamento di sufficienza, così come le furiose minacce, da parte di Washington, ai limiti dell'isteria, di terribili ripercussioni, a seguito di un eventuale rifiuto, sui futuri rapporti tra i due Paesi.

La reazione di Putin e' improntata ad un olimpico (e provocatorio) distacco, tipico di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico: "Purtroppo Snowden, essendo passeggero in transito, non si trova ufficialmente sul suolo russo".

Ciò che piu' preoccupa le autorita' statunitensi e' che il governo russo possa barattare l'asilo politico a Snowden in cambio di preziose informazioni segrete; preoccupazione piu' che fondata, dal momento che gli agenti dei Servizi russi non lo hanno lasciato un attimo da quando e' sbarcato a Mosca.

A questo segue un "balletto" di voci, conferme, smentite di un'imminente partenza di Snowden alla volta di Quito in Ecuador, passando per L'Avana il cui governo, va sottolineato, ha sempre tenuto un profilo bassissimo nel corso dell'intera vicenda, senza mai compromettersi o sbilanciarsi, per non pregiudicare le delicate manovre di riavvicinamento con gli Stati Uniti, che sfociano addirittura in un incidente diplomatico:il 3 luglio infatti al "Falcon" che riporta in patria il Presidente boliviano Evo Morales, dopo la visita a Mosca, viene impedito l'ingresso nello spazio aereo di Francia, Italia, Spagna e Portogallo, per il sospetto che a bordo ci sia Snowden, costringendo il velivolo ad uno scalo d'emergenza a Vienna.

Tre categorie di alleati

Mentre Mosca indugia, con evidente compiacimento, sull'opportunita' di estradare o meno Snowden, tenendo Washington sui carboni ardenti, l'ex analista della NSA "cala un asso" (uno dei tanti che sembra avere): attraverso il Guardian e il tedesco Der Spiegel fa sapere che la NSA tiene costantemente sotto controllo molte sedi diplomatiche, di Paesi europei e non solo, a Washington e a New York (le Nazioni Unite), intercettandone le comunicazioni ed anche facendo ricorso a dispositivi di intercettazione ambientale, come microfoni nascosti e un dispositivo per leggere le comunicazioni criptate via fax. Sarebbero 38 i "bersagli" delle attenzioni della NSA, tra cui le ambasciate di Italia, Francia e Grecia, oltre agli uffici di rappresentanza dell'Unione Europea, per quanto riguarda l'Europa, e poi Giappone, Messico, India, Turchia, Corea del Sud ecc. Ma non e' tutto!

Le intercettazioni delle comunicazioni non riguardano solo le sedi diplomatiche, ma il territorio dei Paesi stessi. Secondo quanto riportato da Der Spiegel, l'intelligence americana ha diviso i Paesi alleati in tre categorie:

  • prima: gli Stati Uniti;

  • seconda: Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda, ovvero i Paesi anglosassoni, alleati storici degli USA, e per questo esclusi dalle intercettazioni delle comunicazioni - da sottolineare che questi Paesi costituiscono i cardini dell'oramai famoso sistema globale di intercettazione "Echelon";

  • terza: tutti gli altri Paesi europei, che possono essere sistematicamente spiati.

Tra i Paesi di quest'ultima categoria, spicca la Germania, con una media di 500 milioni di telefonate e comunicazioni via internet intercettate dall'intelligence americana ogni mese - in particolare Francoforte, sede della Banca Centrale Europea e della Bundesbank. Segue la Francia, con una media di 60 milioni di intercettazioni al mese.

Per quanto riguarda l'Italia, nella seconda decade di dicembre 2012 si e' registrata una media record di 4 milioni di intercettazioni al giorno, con un picco di 8 milioni di telefonate intercettate il 7 gennaio 2013.

A questo punto, di fronte all'imbarazzo montante da entrambe le parti - (presunti) "spioni" e (presunti) spiati - si registra un'oscillazione nell'interpretazione dei fatti e nelle relative prese di posizione da parte dei politici, che va dalla cauta dichiarazione di un normale scambio di informazioni tra Servizi "amici" (sul significato che questa parola assume nel mondo dell'intelligence, torneremo piu' avanti) nel settore del terrorismo internazionale in nome della sicurezza preventiva - soprattutto dopo l'11 settembre 2001 - e nel rispetto della privacy dei cittadini europei, alle manifestazioni di (palesemente falsa) indignazione da parte dei portavoce di alcuni governi europei, in particolare francesi ma anche tedeschi, che raggiungono l'apice con le melodrammatiche dichiarazioni del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz: "Sono scioccato…mi sento trattato come un nemico. e' sconvolgente che gli Stati Uniti possano prendere contro il loro alleato piu' stretto, misure compatibili con quelle messe in pratica dal KGB nell'Unione Sovietica ai tempi della "guerra fredda"…Lo chiedo al governo americano: siamo dei nemici?". Sarebbe opportuno ricordare al Presidente Schulz che il primo obiettivo del KGB, durante la "guerra fredda", erano proprio i partiti comunisti dei Paesi dell'Europa occidentale (per non parlare di quelli dei Paesi "satelliti"), non semplicemente alleati, ma "fratelli" (nell'accezione che il termine può avere in politica) in nome della comune adesione all'ideologia marxista.

Il tutto, passando attraverso il trait d'union costituito dalle dichiarazioni dei partiti di opposizione, in Germania ma anche in Italia, che paventano l'ipotesi di una "complicita'" dei Servizi europei, e relativi governi, nel "lasciarsi spiare".

Ma, una volta iniziata la commedia, gli attori devono continuare a recitare la parte fino in fondo, sia pure controvoglia: alle virulente affermazioni del Presidente Hollande (che approfitta anche di questa occasione per riguadagnare il terreno perduto dalla grandeur francese in ambito internazionale) fanno da contraltare quelle, un po' piu' misurate, di Stefen Seibert, portavoce di Angela Merkel. Il cardine della disputa e' il trattato di libero scambio tra Europa e USA, la cui stipula e' imminente, che rischierebbe di saltare (il condizionale e' d'obbligo) a causa della "perfidia" degli Stati Uniti a fronte della "lealta'" e della "sincerita'" degli europei. Commovente, vero?

Dalla "fermezza" di queste prese di posizione si distaccano da una parte il governo britannico, dall'altra quello italiano:

  • il governo britannico oppone all'intera vicenda un dignitoso e coerente silenzio, in virtu' dell'oramai storica alleanza con l'ex-colonia d'oltre Oceano (gli Stati Uniti);

  • il governo italiano adotta la oramai consueta "via mediana", evitando prese di posizione nette e sbilanciamenti di ogni sorta, confidando ciecamente nelle risposte "sicuramente soddisfacenti" che gli USA sapranno fornire agli interrogativi degli europei.

In questa altalena di dichiarazioni e prese di posizione, il 1° luglio Vladimir Putin può compiacersi nel "girare il coltello nella piaga", oramai sanguinante, di Barak Obama, affermando ironicamente, a seguito della richiesta ufficiale di Snowden di asilo politico alla Russia: "Certo che può restare. Ma solo se promette di non creare piu' problemi ai nostri partner americani". Dichiarazione tanto piu' irritante per l'amministrazione americana, quanto piu' si considera che, dal suo arrivo a Mosca, Snowden e' costantemente sotto l'ala "protettiva" dei Servizi di intelligence russi.

Il 12 luglio, Putin rincara la dose dichiarando che "Bisogna salvare quel giovane dalla sicura condanna a morte negli USA"; e' evidente che non gli pare vero di presentarsi come paladino dei rifugiati politici.

In questo scenario, Snowden si diverte a "snocciolare", con studiato tempismo, ulteriori dettagli sulle attivita' investigative della NSA a danno delle sedi diplomatiche estere in territorio americano; in particolare, per quanto ci riguarda, il nome in codice dell'Ambasciata italiana presso le Nazioni Unite e' "Cicuta", mentre quello della nostra Ambasciata a Washington e' "Bruneau" o "Hemlock" ("cicuta", in inglese).

Intanto la Francia continua a fare la voce grossa minacciando di far naufragare il negoziato sul libero scambio tra USA e UE, ma guardandosi bene dal mettere in pratica la suddetta minaccia, tant'e' che l'8 luglio (data di apertura dei negoziati), ufficialmente dietro pressioni della Germania, la Francia sara' presente: in effetti, far saltare un accordo che, sulla carta, prevede due milioni di nuovi posti di lavoro, solo perché un agente della NSA, a suo dire in preda a scrupoli di coscienza, ha deciso di svelare il "segreto" che gli USA spiano i propri alleati - che, come ben sanno gli addetti ai lavori, e' il "segreto di Pulcinella" - e' una responsabilita' difficile da assumersi - oltre che poco credibile!

Col passare del tempo, anche alla luce dell'impossibilita' di trasferire Snowden incolume dalla Russia all'America Latina (dove vari Paesi sono disposti ad accoglierlo), si fa sempre piu' concreta l'ipotesi dell'asilo politico concesso dalla Russia. La reazione della Casa Bianca e' immediata e rabbiosa: Obama minaccia gravissime ripercussioni nei rapporti tra i due Paesi, tra cui il boicottaggio del G-20 dei primi di settembre a San Pietroburgo.

Alla fine, "tanto tuonò che piovve!": all'alba del 2 agosto, la Russia concede ufficialmente un asilo politico provvisorio (un anno) a Snowden; quest'ultimo lascia finalmente, dopo 39 giorni, l'area transiti dell'aeroporto Sheremetyevo - ammesso che ci abbia passato anche un solo giorno: e' molto piu' realistico che fin dall'inizio sia stato "custodito" dai Servizi russi in un luogo segreto, probabilmente alla periferia di Mosca - con l'impegno di non uscire dai confini del Paese. Obama, a questo punto, annulla il summit con Putin previsto per la fine di agosto, prima del G-20; ma questo atteggiamento aggressivo e intransigente appare addirittura controproducente se e' vero, come affermano fonti attendibili, che, nel corso di un colloquio telefonico segreto tra i due Presidenti, Putin avrebbe detto a Obama che "La Russia e' stata costretta in un angolo dall'aggressivita' americana, che ha impedito in ogni modo il trasferimento di Snowden in un altro Paese". Al di la' di ogni considerazione, non ci vuole un cremlinologo per sapere che Putin non e' certo uomo da lasciarsi spaventare da chi fa la voce grossa, anche (e, soprattutto, a maggior ragione) se questa viene da Washington. Il Presidente russo ha incassato addirittura il consenso di noti dissidenti e oppositori: a ulteriore conferma che il "vecchio nemico esterno" catalizza sempre il consenso intorno al regime all'interno.

Verso la meta' di agosto, Obama cerca di ricucire il rapporto di fiducia con gli americani - peraltro, mai seriamente compromesso, almeno in merito allo "scandalo Datagate", che e' stato tale solo per gli europei (gli americani sono molto piu' disposti a rinunciare alla loro privacy, se gli si racconta che e' nell'interesse della sicurezza nazionale) e convoca un vertice con i giganti della Silicon Valley per mettere a punto nuove misure di intercettazione dei dati, all'insegna della "trasparenza". Praticamente, una contraddizione in termini!

Nel frattempo, Snowden "spara le ultime cartucce" (almeno quelle attraverso la stampa: dei suoi colloqui con gli agenti dei Servizi russi, che lo hanno preso in consegna dal suo arrivo a Mosca, non e' dato sapere), anche stavolta mirate a compromettere i rapporti tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea.

Secondo un documento pubblicato da Der Spiegel, l'UE sarebbe in cima alle "attenzioni" dei Servizi di intelligence americani: in particolare Germania e Francia, seguite a breve distanza da Italia e Spagna. Secondo il documento, i Servizi USA hanno attribuito a ciascun Paese un punteggio da 1 a 5, in ordine decrescente di "interesse": al primo posto ci sono, come e' prevedibile, Paesi come Cina, Russia, Iran, Pakistan, Corea del Nord, Afghanistan. In Europa, Francia e Germania sono a quota 3 (come il Giappone, in Asia); seguono a un punto di distacco Italia e Spagna. Il Vaticano, con un punteggio di 5, sembra non suscitare alcun interesse per l'intelligence USA.

I campionati mondiali di atletica leggera a Mosca e, soprattutto, l'aggravarsi del conflitto in Siria, con gli attacchi con aggressivi chimici - la cui paternita' e' ancora da stabilire! - hanno finalmente steso un velo di silenzio sullo scandalo Datagate.

Per quanto riguarda il recente vertice del G-20 a San Pietroburgo, sappiamo bene come e' andata a finire: la gravita' e l'urgenza della crisi siriana hanno avuto, giustamente, il sopravvento sulle ripicche; ma e' lecito supporre che i toni della vicenda si sarebbero comunque abbassati, nell'interesse di tutte le parti in causa.

La vicenda di cui abbiamo tratteggiato sommariamente i contorni appare paradigmatica di alcuni rapporti che intercorrono tra intelligence e politica; una sorta di "caso clinico" da cui emergono problemi e criticita' in questa delicata zona grigia, tra il dire, il non dire e il lasciar intendere: questioni strettamente inerenti al caso in esame, ma che possono dare adito anche a considerazioni di carattere piu' generale. Essendo argomenti che meriterebbero, ciascuno, un'ampia trattazione specifica, anche in questo caso ci si limitera' a definire i caratteri essenziali, riservandosi di entrare eventualmente nel merito in un secondo momento.


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Bradley Manning

La spettacolarizzazione di un mondo segreto

Partiamo allora da alcuni temi a cui si e' accennato in apertura di questo lavoro.

Da alcuni anni a questa parte si assiste ad una progressiva "spettacolarizzazione" del mondo dell'intelligence; tralasciando la tradizionale narrativa di genere spionistico, ci si riferisce in particolar modo al cinema e alla televisione.

Non me ne vogliano gli aficionados di questo genere di pellicole; loro non hanno alcuna colpa. Il problema e' che questa esasperata spettacolarizzazione dell'intelligence tende inevitabilmente a catalizzare l'attenzione e l'interesse - non supportati dalle necessarie competenze - dell'opinione pubblica su un mondo che, per sua natura e missione, deve rimanere celato nell'ombra (altro che "tecniche di comunicazione" e "G-men"!).

Se a questo si aggiunge anche l'attenzione dei mezzi di comunicazione di massa (stampa, televisione, internet ecc.), sempre a caccia di scoop, "la frittata e' fatta", perché questo può indurre alcuni operatori dei Servizi, per i motivi piu' disparati (dai rancori personali alla sete di denaro e via dicendo) a rivolgersi ai media per utilizzarli come cassa di risonanza per le proprie rivendicazioni, o come veri e propri strumenti di ricatto nei confronti dei Servizi di appartenenza - il tutto, naturalmente, sempre nel nome delle piu' nobili cause.

Questo rapporto di reciproco (e "morboso") interesse tra Servizi di intelligence e media può anche rappresentare lo sfondo (ma non la causa) del recente allarme anti-terrorismo del luglio scorso, lanciato dai Servizi USA in merito al pericolo di un imminente attacco terroristico da parte di al-Qaeda contro sedi diplomatiche americane in varie regioni del mondo. Chiunque abbia frequentato gli ambienti dell'intelligence sa bene che, se l'allarme e' vero, l'ultima cosa da fare e' divulgare la notizia, sempre in virtu' di quell'ombra che deve avvolgere le attivita' dei Servizi - oltre che per non creare il panico nella popolazione, che sarebbe gia' un obiettivo conseguito dai terroristi (a meno che l'obiettivo dei Servizi, e dei relativi governi, non sia proprio quello di creare il panico; ma non entriamo nel merito). Per quanto riguarda quest'ultimo allarme - che, come era prevedibile, e' risultato infondato - la vera ragione va probabilmente cercata proprio nelle pieghe dello scandalo Datagate, soprattutto quando le autorita' americane hanno lasciato filtrare la voce che i Servizi avevano ottenuto l'informazione proprio attraverso le tanto vituperate intercettazioni, come a volersi costruire un alibi e una giustificazione dell'operato della NSA di fronte alla protesta montante.

Veniamo adesso ad un elemento essenziale emerso nel corso dello scandalo Datagate: l'ipocrita ostentazione di ingenuita' e di innocenza da parte delle autorita' dei Paesi "bersaglio" delle intercettazioni (non di tutti, e con differente intensita').

Gli esponenti dei governi europei e dell'Unione Europea che si sono strappati le vesti gridando allo scandalo - volendo passare come povere vittime di un'imperdonabile macchinazione ordita dagli americani ai loro danni, e invocando il rispetto dei rapporti di "amicizia" tra i loro Paesi (e i relativi Servizi) e gli Stati Uniti - si sono esposti al ludibrio di chiunque abbia un briciolo di dimestichezza con le relazioni internazionali. Se, in politica, il concetto di "amicizia" ha un senso solo come strumento propagandistico e come "norma di linguaggio" da utilizzare nelle dichiarazioni ufficiali di fronte ai giornalisti (anche se poi, negli incontri a porte chiuse, ci si e' sbranati a vicenda), nel mondo dei Servizi di intelligence e' addirittura un controsenso: chiunque sia "spiabile", deve essere spiato (se non lo si fa, e' perché non si e' tecnicamente in grado di farlo). Non esistono "matrimoni d'amore" tra Servizi segreti, ma solo di "interesse", o piu' spesso temporanee "relazioni clandestine", finche' si ritiene che ci siano obiettivi comuni da conseguire, e poi, "nemici come prima". Chi e' amico oggi, non e' detto che lo sia domani; pertanto, informazioni compromettenti raccolte sul suo conto, che al momento possono apparire inutili, in un prossimo futuro potrebbero diventare determinanti e addirittura vitali, in un eventuale capovolgimento di fronte: la storia e la cronaca sono piene di casi simili!

A puro titolo di esempio, basti citare l'"incrollabile" amicizia tra Stati Uniti e Israele, che non ha impedito le periodiche espulsioni come "persone non grate" di agenti israeliani che operavano sotto copertura in territorio statunitense.

Sussistono seri dubbi sul fatto che gli Stati Uniti si astengano del tutto dal controllare i loro "fraterni amici" anglosassoni, e dubbi ancora maggiori sul fatto che questa "cortesia" sia reciproca, conoscendo l'efficienza e la "disinvoltura" dell'MI 6 britannico.

Che cosa muove le “talpe”?

Qualche breve considerazione, in conclusione, sul presunto "idealismo" di queste "talpe" - come il soldato Manning dello scandalo WikiLeaks e l'analista Snowden del Datagate - che periodicamente suscitano imbarazzo nei palazzi del potere e dell'intelligence "a stelle e strisce". Innanzitutto desta qualche perplessita' il "ravvedimento" di un uomo che lavora nell'intelligence, che improvvisamente si rende conto di svolgere un lavoro che e' ai limiti (e qualche volta li supera) della legalita': non lo sapeva prima di arruolarsi?

All'indomani della condanna, Manning ha dichiarato di voler cambiare sesso, per poter finalmente esprimere la donna che e' in lui. Naturalmente, il primo pensiero va ad una possibile, ulteriore manovra della difesa, volta a rincarare la dose sul fronte dell'infermita' mentale, puntando questa volta su una non ben definita identita' sessuale; il tutto nell'ottica di un ulteriore sconto di pena. Ma - sempre nel rispetto del "precetto" andreottiano - e' possibile formulare una seconda ipotesi (che, tra l'altro, non esclude la prima): qualche "agenzia governativa" potrebbe aver suggerito (leggasi "imposto") a Manning di inscenare questa crisi di identita' sessuale in modo da perdere ogni attendibilita' agli occhi dell'opinione pubblica; in altri termini, una sorta di "macchina della delegittimazione" della "talpa", che in questo modo viene completamente screditata. La cosa converrebbe a Manning, che in questo modo passerebbe nelle patrie galere solo pochissimo tempo, in cambio della sua totale perdita di credibilita'.

Politica contro diritti

Le modalita' operative dei Servizi di intelligence non sono e non possono essere le stesse di una qualunque istituzione statale. Non si può valutare un'attivita' eminentemente politica come quella dell'intelligence limitandosi ai parametri del diritto: il diritto ha a che fare con la giustizia; la politica con il potere e, quindi, con la sopravvivenza dello stato, di fronte alla quale qualunque altro valore, sia pure nobilissimo e necessario alla costituzione di una societa' civile, deve passare in secondo piano.