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LA NIGERIA: UN GIGANTE SENZA DOMANI

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La Nigeria e' uno dei paesi piu' corrotti nel mondo (144simo su 177 per "Transparency International"), dove quasi il 70% della popolazione vive sotto il livello di poverta'. Una corruzione cosi' vorace che viene stimato che, dall'indipendenza ad oggi, circa 400 miliardi di dollari siano spariti nelle tasche di pochi noti. Tra le strutture dello Stato, i piu' corrotti sono i poliziotti, seguiti dalla classe politica e dalla magistratura. Il primato incontrastato in questa gara a chi ruba meglio e' storicamente assegnato all'ex presidente Sani Abacha che negli anni '90 si impossessava sistematicamente del 2-3% del prodotto interno lordo. Ma a questa competizione hanno partecipato un po' tutti i presidenti nigeriani, senza distinzioni di religione o di etnia.

La corruzione al potere

L'attuale, Goodluck Jonathan, in carica dal 2011, sta facendo anche lui abbondantemente la sua parte con la fattiva concorrenza dei suoi ministri. La ministra del Petrolio, Diezani Madueke, e' in forte odore di corruzione anche perche' gestisce la fetta piu' grossa degli introiti dello Stato. Nessuno pero' indaga. Anzi, Jonathan si e' subito dedicato ad attingere dalla stessa torta. E' del febbraio 2014 la decisione di una commissione di inchiesta del Parlamento nigeriano di annullare la vendita dei diritti di sfruttamento del blocco OPL245 con riserve stimate pari a 9 miliardi di barili di greggio. Originariamente assegnato alla Malabu Oil, societa' fondata da un figlio di Abacha e dall'allora ministro del Petrolio, e' stato "comprato" per 1,1 miliardi di dollari dall'Eni - attraverso la controllata Agip - per tramite della Shell. L'esorbitante cifra e' stata pero' filtrata prima dalle autorita' nigeriane e poi dalla Malabu, che ne ha dirottato le somme su tutta una serie di conti intestati a dei prestanome. Il sospetto e' che fra i beneficiari occulti vi sia lo stesso presidente Jonathan. Non e' chiaro adesso che fine faranno i soldi versati dalla societa' italiana e se verranno o meno restituiti.

Ma purtroppo oramai la corruzione in Nigeria e' un evento sistematico. Chi ha potere ruba. In Nigeria pero' sulla corruzione si e' creato un sistema di sopravvivenza e di sussistenza. E' la componente essenziale su cui si basa il sistema economico del Paese. E questo fenomeno e' cosi' diffuso che oramai non fa notizia o scandalo. E' parte delle regole del gioco se vuoi vivere in quella parte di mondo.

Quello che fa della Nigeria un caso speciale, o terribilmente banale a seconda dei punti di vista, e' la sua enorme ricchezza petrolifera che potrebbe, almeno teoricamente, garantire al paese piu' popoloso d'Africa un tenore di vita dignitoso. Infatti tutto gira intorno al petrolio ed al gas che rappresentano il 95% degli introiti di valuta pregiata dello Stato e che quindi alimentano l'intero apparato amministrativo e corruttivo. Un flusso annuo di circa 100 miliardi di dollari che soddisfa gli appetiti di pochi, lasciando nel contempo la stragrande maggioranza della popolazione nell'indigenza piu' assoluta.


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Goodluck Jonathan

A chi tutto, a chi niente

Il 25% dei nigeriani e' infatti disoccupato. Il 70% e' impiegato nell'agricoltura. Il 40% e' analfabeta. L'industria petrolifera, che da sola potrebbe assorbire tutta la disoccupazione, impiega soltanto il 10% della popolazione. Se il reddito pro-capite e' di circa 2.700 dollari l'anno, sono molti quelli che di polli ne mangiano quattro e ancora di piu' quelli che non ne vedono nemmeno uno. L'industria e' inesistente, le infrastrutture scandenti ed il petrolio e' divenuto la tipica manna che in Africa sovente fa rima con disgrazia. Non per tutti, certo. La Nigeria e' uno dei maggiori importatori di autovetture di lusso del continente: Porsche, Ferrari, Mercedes circolano abbondantemente per le strade di Abuja e Lagos. Ma questo non deve impressionare perche' tra i 40 uomini piu' ricchi dell'Africa, 11 sono nigeriani.

Il risultato di questa sperequazione nella distribuzione della ricchezza ha degli inevitabili risvolti sociali, un crescente malcontento popolare che sta rendendo endemiche forme di rivolta e terrorismo. Quello di matrice integralista islamica, come i Boko Haram, trova giustificazione e proseliti non solo per motivazioni religiose, ma soprattutto per questioni economiche. E non e' un caso che sia l'Islam il veicolo di questo risentimento perche' le popolazioni del nord della Nigeria, a maggioranza di fede islamica, sono le piu' povere del Paese.

Nello stato di Sokoto, uno dei 36 Stati federali in cui e' articolata la Nigeria, abitato dagli Haussa e geograficamente posizionato ai confini settentrionali, il tasso di disoccupazione e' oltre l'80%. Nel sud invece, dove sono presenti le riserve petrolifere, la percentuale dei senza lavoro e' la meta'.

Dal malcontento al terrorismo

Il divario sociale tra cristiani e musulmani si traduce in un pretesto per interpretare in chiave religiosa un problema sociale ed economico.

Se nel nord della Nigeria e' Boko Haram a canalizzare il malcontento popolare, nel delta del fiume Niger lo stesso ruolo lo svolge il MEND (Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger). Nel suo logo ufficiale c'e' scritto "non-violento, progresso, liberta'", ma nella realta' anche questo gruppo fa della lotta armata uno strumento di lotta politica. Il MEND non ha una connotazione religiosa, anche se le minacce proferite contro i Boko Haram di vendicare gli attacchi contro le chiese lascerebbero pensare una prevalenza di militanti cristiani.

Quello che invece accomuna il MEND con i Boko Haram e' il comune denominatore anti-establishment. Il movimento, infatti, rivendica i diritti della popolazione locale ad avere maggiori introiti sullo sfruttamento del petrolio (in quell'area ci sono molti pozzi) e lotta anche contro l'inquinamento ambientale che pregiudica lo svolgimento di attivita' alternative, come l'agricoltura o la pesca. Il governo nigeriano ha cercato in passato di negoziare con il MEND, nel 2009 era stata firmata un'amnistia per circa 26mila combattenti, sono stati promessi degli incentivi economici che pero' non sono mai arrivati. Il risultato e' che nel 2013 il MEND ha ripreso la propria lotta armata finanziata da rapimenti ed estorsioni nei confronti delle societa' petrolifere operanti sul loro territorio, con il contrabbando di greggio e di armi. Il ritorno alle armi e' anche coinciso con la condanna per terrorismo a 24 anni di carcere in Sudafrica del leader storico del movimento, Henry Okah.


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MEND

Un gigante dai piedi d'argilla

Se dai dati statistici la Nigeria e' un paese economicamente florido, con una crescita economica del 6-8% all'anno, sono altri i numeri da tenere invece d'occhio. La crescita demografica e' al 3,8%, il che significa per un paese di circa 300 milioni di abitanti il raddoppiarsi della popolazione nel giro di 20 anni circa. Senza una politica redistributiva del benessere, quel 40% della popolazione che oggi ha meno di 14 anni, sommato al 19% che non supera i 24, danno come risultato il caos e la violenza sociale. Se si proiettano questi dati nel futuro, i problemi sociali della Nigeria di oggi saranno sicuramente minori di quelli della Nigeria di domani. Per quanto possa sembrare un paradosso considerarlo un dato "positivo", il fatto che l'aspettativa di vita media in Nigeria sia appena di 52 anni e' un dato che potrebbe mitigare la crescita demografica. Lo stesso dicasi delle stime della World Health Organization secondo cui le morti infantili in Nigeria rappresentano il 14% del totale mondiale.

Sul piano dei diritti umani, la Nigeria e' da sempre sul banco degli imputati. In teoria c'e' la liberta' di stampa, ma gli arresti o la sparizione di giornalisti sono eventi ricorrenti soprattutto se si scrivono articoli contro i potenti, presidente compreso. Anche il sistema giudiziario e' teoricamente indipendente, ma la corruzione e' quella che determina le sentenze. E la polizia indaga se la paghi, arresta o ti libera se la paghi, accusa o ti assolve se la paghi.

Se i Boko Haram sono accusati a buon titolo di crimini contro l'umanita', e per questo inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche (dal settembre 2013 dal Regno Unito e da novembre 2013 dagli USA), non godono di migliore reputazione le forze di sicurezza nigeriane, additate per la sistematica violazione dei diritti umani. E da quando, nel maggio 2013, il presidente Jonathan ha imposto lo stato di emergenza in alcuni Stati del nord, gli abusi hanno acquisito caratteristica di sistematicita': da un lato le efferatezze dei Boko Haram contro la popolazione, dall'altra gli arresti indiscriminati, le torture, le uccisioni extra-giudiziarie, le estorsioni e violenze commesse da militari e polizia. A questa gara a chi fa peggio si sono poi aggiunti anche i gruppi armati di autodifesa autorizzati dal governo che, con la scusa di difendere la popolazione dagli integralisti islamici, , hanno attivamente contribuito alle violazioni. In mezzo ci finisce come vittima predestinata la popolazione civile, a cui e' talvolta riservato il lusso di scegliere da parte di chi subire le angherie, e fra essa la sua parte piu' vulnerabile, le donne.

Il problema sono quindi le priorita' che si da un paese, o una comunita' internazionale. In Nigeria non si rischia di finire in galera per corruzione, tanto piu' se hai degli amici influenti, o per il fiorente narcotraffico che fa del paese uno dei ponti per l'arrivo in Europa della droga, ma puoi essere condannato a 14 anni di carcere se contrai un matrimonio gay, o a 10 anni se esibisci in pubblico la tua omosessualita'. Questi provvedimenti, in vigore dal 14 gennaio 2014, sono stati fortemente voluti dal presidente Jonathan, in calo di consensi e che ha pensato bene di tirare fuori il classico coniglio dal cilindro. Nel 2015 i nigeriani andranno al voto per eleggere un nuovo presidente e Jonathan non ha ancora sciolto le riserve su una sua ricandidatura.

Bisognerebbe domandarsi perche' tutto cio' avvenga in Nigeria, alla luce del sole e nella disattenzione piu' totale dell'opinione pubblica mondiale. La risposta e' semplice : perche' la Nigeria e' un grande Paese, economicamente e demograficamente emergente, pieno zeppo di petrolio e di materie prime, forte contributore alle missioni internazionali dell'Onu. E questo basta e avanza per assolvere la coscienza di molti.