testata_leftINVISIBLE DOGvideo

LA DIPLOMAZIA SILENZIOSA DI QABOOS

qaboos

In un Medio Oriente dove tutti combattono o tramano c’è un solo Paese che non si dedica a queste due attività destabilizzanti ed è l’Oman. E’ una circostanza che molti osservatori internazionali non percepiscono in quanto distratti da quella serie di fatti e misfatti che insanguinano la regione. Ma se domani in Medio Oriente, come già avvenuto ieri, ci fosse bisogno di una mediazione, di contatti informali, di facilitazioni negoziali, solo l’Oman sarebbe in grado di farlo. Del resto è sempre stata questa la politica portata avanti dal Sultano Qaboos bin Said al Said ed dai suoi ibaditi, la setta islamica da lui presieduta, fin dal 1970, quando defenestrò il padre dal potere.

La visione ibadita è intrisa di tolleranza e moderazione e fa prevalere, accanto alle proprie convinzioni religiose, la dedizione al bene sociale. La setta si colloca a metà strada tra sciiti e sunniti (anche se alcuni rituali sono più vicini al sunnismo) e questo ha aiutato il Sultano a dissociarsi dalla lotta politico/religiosa in corso nella Penisola arabica. Accanto a questa attitudine religiosa vi è anche la cultura e tradizione dell’Oman: un popolo di navigatori, conquistatori di terre, aperti al mondo e quindi senza quelle limitazioni che ricorrono nelle società tribali e beduine arabe dell’area.

E' anche per questo che Qaboos, da sempre, mette a disposizione del mondo islamico la sua saggezza mantenendo rapporti e buone relazioni con tutti gli attori della regione. Nei 35 anni del suo regno il Sultano ha portato il Paese dal medioevo alla modernizzazione, senza quelle frizioni e rivolte che generalmente accompagnano questi processi sociali.

Il Ruolo sul negoziato nucleare

Il recente accordo sul nucleare fra l'Iran e gli Stati Uniti è in buona parte frutto di una mediazione segreta omanita che soprattutto all’inizio, quando la diffidenza era tale da non favorire alcun dialogo tra le parti, si è adoperata per favorire contatti e creare il disgelo. Anche se il negoziato ufficiale tra le parti fa riferimento alle trattative iniziate agli inizi del 2014 in forma multinazionale, in realtà i contatti tra Iran e USA risalgono in forma secretata al 2011. Seppur con risultati pratici modesti, questi primi passi sono stati molto importanti per superare gli ostacoli di fondo tra i due Paesi.

In Iran all'epoca era Primo Ministro Mahmoud Ahmadinejad e Ministro degli Esteri Ali Akbar Salehi. La benedizione ad aprire i colloqui segreti era stata data dalla Guida Suprema Ayatollah Khamenei. Dopo un anno, nel luglio 2012, c’è stato un primo incontro preparatorio a Muscat tra le due delegazioni. Da parte americana presenziava Jake Sullivan della Segreteria di Stato e Puneet Talwar del National Security Council, mentre da parte iraniana il capo delegazione era Saade Jalili.

Dopo un'interruzione nell’autunno del 2012 a causa delle elezioni presidenziali americane e a seguito della riconferma di Barack Obama nel marzo 2013 si sono avuti altri colloqui segreti. In questa seconda circostanza le delegazioni erano capeggiate ad un livello superiore: Vice Segretario di Stato americano Williams Burns e Vice Ministro degli Esteri iraniano Ali Ashgar Khaji. Tutti questi contatti esplorativi avevano come scopo quello di verificare lo spazio negoziale per un eventuale accordo. Dopodiché c’è stata una seconda sosta, questa volta determinata dalle elezioni iraniane nell’estate del 2013, ed il definitivo decollo delle trattative dopo la nomina di Hassan Rouhani a Primo Ministro e di Jawad Zarif a Ministro degli Esteri. E' in questo contesto diplomatico che va inserita la visita ufficiale di Qaboos a Teheran nell’agosto del 2013 proprio per agevolare e rivitalizzare il contatto tra USA e Iran.

In pratica, prima ancora dei negoziati multinazionali nei quali è stato poi raggiunto ufficialmente un accordo, molti dei contrasti e dei contenziosi aperti erano già stati trattati e negoziati direttamente tra Stati Uniti e Iran. E questo grazie a Qaboos e all’Oman. Siffatta ricostruzione delle trattative segrete implica che c'è sempre stata una volontà bilaterale a trovare una soluzione e che Rouhani, una volta insediatosi a capo del governo, non ha fatto altro che percorrere una strada negoziale già delineata prima della sua nomina.

Il ruolo nella crisi siriana

L’Oman ha cercato anche di mediare nella situazione siriana. Lo testimonia la visita del Ministro degli Esteri siriano Walid Moallem a Muscat nell'agosto 2015 su invito di Qaboos. In quell’occasione, infatti, il Sultano ha manifestato l’interesse a contribuire ad una soluzione negoziata della crisi siriana. L'evento in sé è un fatto politicamente rilevante in quanto, dall’inizio della guerra civile nel 2011, questa è stata la prima visita di un ministro degli esteri siriano in un paese del Golfo.

yusef alawi

Yusef Alawi


Qaboos si è potuto inserire diplomaticamente nel ginepraio della crisi siriana in virtù della reputazione e fiducia che viene riposta nel suo ruolo, ancor più magnificato dal fatto che, a differenza degli altri Paesi del Gulf Cooperation Council, l’Oman non ha mai preso posizione negli scontri settari tra sunniti e sciiti, non ha mai fornito armi alle parti in lotta e si è solo limitato all’assistenza nel settore umanitario. Una posizione resa nota agli aventi causa già nell’ottobre del 2012 in una dichiarazione pubblica del Ministro degli Esteri omanita Yusef Alawi. Qaboos, inoltre, non ha mai interrotto i rapporti diplomatici con Damasco seppur abbia votato a favore della sospensione della Siria dalla Lega Araba nel novembre 2011.

Non è dato sapere se l’iniziativa potrà avere successo in quanto la situazione siriana si è ancor più ingarbugliata con l’arrivo del sostegno militare diretto russo, ma l’Oman, in ogni caso, con la discrezione che assicura a contatti ed incontri, rimane comunque una risorsa per la diplomazia internazionale nella ricerca di una soluzione negoziata.

Il ruolo nella crisi yemenita

Seguendo sempre nella sua politica di non interferenza e neutralità anche sulla crisi yemenita, l’Oman si è rifiutato di partecipare all'invasione militare saudita contro gli Houthi. Lo ha fatto per coerenza politica, ma anche perché la destabilizzazione di un Paese ai propri confini, con la conseguente creazione di un altro focolaio di tensione regionale e la potenziale crescita esponenziale del terrorismo endogeno, non era sicuramente auspicabile.

Anche in questo caso, nel maggio 2015 e su richiesta americana, l’Oman ha ospitato sul proprio territorio un incontro tra gli americani e una delegazione Houthi per negoziare un cessate il fuoco e trovare una soluzione al conflitto armato. Tutto questo è stato possibile perché già durante la guerra tra Nord e Sud Yemen nel 1994 l’Oman aveva cercato una mediazione tra le parti in lotta. E prima di allora, nel 1985, aveva stabilito rapporti con l’Unione Sovietica.

Le tante altre mediazioni

Oggi è quasi difficile trovare delle crisi nella regione mediorientale, nel nord Africa o nel continente euroasiatico in cui l’Oman non abbia svolto il suo ruolo moderatore o optato per una mediazione. L’accordo di Camp David del 1978 ed il successivo trattato di pace tra Egitto e Israele era stato appoggiato ed incoraggiato dall’Oman quando tutti gli altri Paesi arabi lo avevano invece osteggiato. Qaboos si era anche opposto, l’anno successivo, alla cacciata dell’Egitto dalla Lega Araba. Non è quindi un caso che dal 1994 Oman ed Israele abbiano contatti diretti seppur non ufficiali e che questi siano stati suggellati da una visita dell’allora Vice Ministro degli Esteri israeliano Yossi Beilin a Muscat. Fino all’anno 2000 funzionavano anche degli uffici commerciali tra i due Paesi.

I rapporti dell’Oman con l'Iran sono sempre stati buoni. Erano buoni ai tempi dello Shah, che peraltro aveva aiutato Qaboos militarmente nel debellare la rivolta nel Dhofar, e tali sono rimasti dopo l’avvento di Khomeini nel 1979. Anche allora molti paesi arabi avevano rotto i rapporti diplomatici con Teheran, ma non l’Oman. E sempre Qaboos, pur aderendo al Gulf Cooperation Council aveva/ha sempre impedito che questa alleanza politico/militare avesse connotati anti-iraniani.

L’Oman ha cercato di mediare tra India e Pakistan nel 1985 ed altrettanto ha fatto tra Qatar e Bahrein nel 1986. Nel 1987, con l’ausilio di un proprio rappresentante diplomatico, Qaboos aveva mediato per porre fine alla guerra tra Iran e Iraq, per fare accettare a Teheran una specifica risoluzione ONU e per poi favorire un riavvicinamento tra l’Iran e gli Stati Uniti. Al momento dell’invasione irachena del Kuwait nell’agosto del 1990, peraltro condannata dall’Oman, Qaboos non aveva, a differenza di altri paesi, interrotto i rapporti diplomatici con Baghdad, ma aveva cercato di trovare una soluzione diplomatica prima dell’intervento militare americano. Anche allora il Ministro degli Esteri iracheno Tareq Aziz, tre mesi dopo l’invasione del Kuwait (e due mesi prima dell’offensiva internazionale), si era recato a Muscat per parlare con Qaboos.

C’è poi l’Oman mediatore discreto che ha risolto anche casi di scambio o liberazione di prigionieri: nel 2011 e 2012 era riuscito a far liberare tre turisti americani arrestati per sconfinamento in Iran, nel 2013 invece aveva operato con successo per la liberazione di un diplomatico iraniano detenuto da 5 anni in Inghilterra e di uno scienziato, sempre iraniano, in prigione negli Stati Uniti. Ed in caso di assenza di rapporti diplomatici, è stato l’Oman che ha curato a lungo gli interessi inglesi a Teheran.

qaboos mediator

Il segretario di stato USA John Kerry stringe la mano al ministro

degli esteri iraniano Mohammad Zarif sotto lo sguardo di Re Qaboos


Una politica estera indipendente e moderata

La politica estera omanita, la sua indipendenza, che talvolta va anche contro le aspettative degli altri Paesi del Golfo o della regione, e la sua spiccata tendenza al negoziato e alla soluzione diplomatica dei vari contenziosi è stata possibile in quanto la stabilità del sultanato è assicurata non dalle alleanze regionali, ma dagli accordi e dal sostegno politico e militare sia degli Stati Uniti che del Regno Unito. Un sostegno in parte legato anche alla posizione strategica dell’Oman nel controllo dello Stretto di Hormuz dove transita, per via marittima, circa in terzo dell’intero commercio del petrolio mondiale. Queste circostanze aiutano il Paese ad affrancarsi dalle tensioni e pressioni che circolano nell’area.

Oltre agli interessi legittimi di sopravvivenza di un Paese di circa 3,5 milioni di abitanti, quello che è più importante è che questa continua opera di mediazione non impedisce all’Oman di assumere anche posizioni contrarie agli interlocutori per i quali media. L’esempio più eclatante è che l’Oman non ha mai appoggiato l’occupazione e le rivendicazioni territoriali iraniane sulle tre isole del golfo (Abu Mousa, Greater Tunb, Lesser Tunb) che invece appartengono agli Emirati Arabi Uniti.

Altrettanta indipendenza di giudizio viene esercitata nei rapporti con il GCC: il Ramadan omanita inizia sempre con un giorno di ritardo rispetto a quello saudita (implicito disconoscimento del primato religioso che i sauditi intenderebbero esercitare), non ha aderito all’unione monetaria (sempre per eludere la supremazia finanziaria saudita), si è opposto all’invio di truppe non solo in Yemen, ma anche a sostegno del regime del Bahrein dove una minoranza sunnita opprime una popolazione a maggioranza sciita.

Il vero problema dell’Oman è la sua stabilità in prospettiva. Qaboos ha oggi 75 anni e non ha eredi ufficiali a cui un domani dare in eredità il proprio trono. E non è quindi garantito che la sua saggezza, la sua refrattarietà nei confronti delle soluzioni armate, la ricerca continua di mediazioni, questa forte voglia di indipendenza dalle vicende regionali possano trovare valida continuità nel suo successore. La sua salute non è delle migliori avendo speso recentemente otto mesi in Germania per non noti trattamenti medici. Comunque, ed è un fatto inequivocabile, se nella regione ci fossero stati più leader come Qaboos forse oggi non ci sarebbe tutta quella conflittualità e quelle lotte settarie che insanguinano il Medio Oriente.

back to top