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IL RUOLO DEGLI SHABIHA IN SIRIA


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Oramai la Siria è un campo di battaglia in continua evoluzione dove vi combattono eserciti regolari, milizie e gruppi terroristici di diverse nazioni, dai turchi ai francesi, dai cinesi agli americani, senza dimenticare l’apporto decisivo dei russi. Una miscela socialmente esplosiva che ha lasciato sul terreno oltre mezzo milione di morti, soprattutto civili.

Le milizie Shabiha

Uno degli attori più efferati, quelli che fanno il lavoro più sporco degli altri, sono gli Shabiha, unità irregolari di matrice Alawita.

Nati con il sostegno degli apparati di sicurezza del regime all’inizio della guerra civile come Forze Popolari di Mobilitazione, in contrapposizione alle manifestazioni di piazza dell’opposizione, si sono evoluti nel tempo diventando a tutti gli effetti una forza paramilitare alle dirette dipendenze dell’esercito siriano. Una forza pagata, addestrata e armata soprattutto dai Servizi, ma anche da uomini di affari, commercianti, famiglie facoltose vicine a Bashar Assad.

Una trasformazione conseguenza della deriva settaria della guerra civile siriana ed un risposta alla mutazione dell’opposizione sociale al regime in opposizione armata. La maggioranza degli Shabiha sono alawiti, ma al loro interno sono inquadrati anche dei sunniti collusi con il regime e dei cristiani.


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Il reclutamento

Il reclutamento degli Shabiha è avvenuto inizialmente inquadrando giovani disoccupati, membri di famiglie fedeli agli Assad e qualche religioso alawita. Nel tempo i criteri di selezione si sono allargati ad ex galeotti, tagliagole vari, contrabbandieri, intere bande di criminali. In pratica gente senza scrupoli per una guerra sempre più sporca.

Varie altre forze paramilitari operanti a diverso titolo nel panorama della guerra civile siriana sono poi, di volta in volta, confluite nei ranghi degli Shabiha. E’ stato il caso della Brigata Abu Fadl al Abbas, dei turchi del Fronte Popolare per la Liberazione di Iskenderun/Resistenza Siriana, della banda di criminali nota con il nome di Berri Mafia in Aleppo, dei palestinesi della Brigata Al Quds, degli alawiti della Brigata Baath legata al Partito Socialista Arabo Baath, dei miliziani palestinesi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina/Comando Generale, dei sunniti e drusi dei “commandos”, dei “Falconi del Deserto”, delle milizie costituite dal Partito Social Nazionalista Siriano, dai panarabisti delle Guardie Nazionaliste Arabe.

Quindi gli Shabiha sono nei fatti una organizzazione ombrello per tutte quelle entità che, per interessi diversi, appoggiano con le armi il regime di Bashar al Assad e che da questo sono state etichettate come “Forze di Difesa Nazionale”.

L’organizzazione e modus operandi

Da una attività di pattugliamento notturno ed il controllo di posti di blocco inizialmente concentrata nell’area costiera di Latakia, laddove è maggiore la presenza alawita, le milizie Shabiha sono state dispiegate in altre aree del Paese a seconda delle esigenze operative dell’esercito siriano. Per affinare le loro capacità militari molti di questi volontari hanno anche sostenuto addestramenti speciali in Iran.

Gli Shabiha o, come dir si voglia, Forze di Difesa Nazionale o Forze di Mobilitazione Popolare, operano sotto il comando di un generale dell’Esercito Siriano che li dovrebbe coordinare da Damasco. Nella realtà, nelle varie provincie gli Shabiha operano con una certa autonomia, in forma scarsamente coesiva con l’esercito regolare, perché l’amalgama all’interno di queste forze è così diversamente articolata da renderne difficile l’omologazione. In pratica, ogni milizia risponde al proprio comandante.

L’assenza di una gerarchia consolidata e delle prassi militari ha delle conseguenze su come le milizie affrontano i nemici o trattano i prigionieri, sostanzialmente fuori da ogni legalità internazionale. Questa autonomia fa comodo all’esercito regolare siriano che, di fronte alle frequenti efferatezze di queste forze paramilitari, può sempre crearsi l’alibi di non esserne responsabile.

I compiti che nell’ambito di una offensiva militare vengono attribuiti agli Shabiha dall’Esercito siriano sono soprattutto quelli di operazioni di commando, infiltrazioni nelle linee nemiche e, una volta conquistato un territorio, il relativo rastrellamento. Un’altra diversità sta anche negli armamenti di cui dispongono le varie milizie: alcune sono provviste di mezzi corazzati ed armamenti pesanti, altre no.


bashar al assad

Bashar al Assad

Il problema del loro controllo ed il futuro

Sulla carta gli Shabiha operano a favore del regime siriano, ma questo non significa che il regime sia in grado di controllarli. La creazione delle Forze di Difesa Nazionale è stato un tentativo per imbrigliare tutte queste milizie sotto un unico comando. In realtà, l’operazione non ha avuto il successo auspicato.

La loro affidabilità è legata a parametri di convenienza. Ma una volta che la guerra civile arriverà al suo termine, rimarranno da risolvere tutte le motivazione che hanno spinto palestinesi, drusi, turchi, curdi e cristiani a combattere per il regime. C’è poi il problema delle bande di criminali, alcune costituite da gente liberata appositamente dal carcere, che un domani dovranno essere sciolte o sanzionate. Non è scontato che un domani questi stessi soggetti potrebbero entrare in rotta di collisione con Damasco per assecondare i propri interessi di parte.

Il ruolo dell’Iran

Ultimo problema, quello forse più rilevante, è che molte di queste milizie rispondono a Teheran più che a Damasco. Come detto, alcune sono state addestrate ed armate dagli iraniani. E’ notorio che l’Iran coltivi un interesse egemonico nel teatro siriano che va ben al di là del sostegno sinora fornito al regime di Assad.

Gli israeliani, molto sensibili alla presenza ed influenza iraniana in Siria, stimano che Teheran possa disporre nel Paese di una forza militare alle sue dirette/indirette dipendenze di circa 80/85.000 uomini (cifra enunciata davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu). Una numero che include non solo gli Shahiba da loro addestrati, ma anche Hezbollah, Pasdaran e volontari sciiti iraniani, iracheni o afghani.

Il regime siriano, per poter sopravvivere, ha la necessità di trovare una qualsivoglia forma di coesistenza con la forza militare iraniana. L’Iran, al contrario, ha interesse a creare le condizioni per fronteggiare militarmente la supremazia israeliana con forze paramilitari in caso di un attacco diretto. Sono due prospettive che entrano potenzialmente in collisione. Ed in questo confronto Israele-Iran a farne le spese sarà la stabilità del regime di Bashar al Assad.

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