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LA STRUTTURA DI SICUREZZA CHE GARANTISCE LA TEOCRAZIA IRANIANA


iran theocracy


Quando lo Shah di Persia e' stato spazzato via dal potere a causa della rivoluzione islamica con lui e' sparito anche uno strumento odiato di repressione rappresentato dalla Savak ("Sāzemān-e Eṭṭelāʿāt Va Amniyat-e Keshvar", "Organizzazione nazionale per la sicurezza e l'informazione"), l'organismo di sicurezza preposto all'eliminazione dei dissidenti, dedito a torture, brutali  interrogatori e  abusi. Giusto o sbagliato che fosse, era considerato uno degli apparati piu' temuti ed efficienti in Medio Oriente. Svolgeva funzioni di polizia segreta (sul piano interno) e di Servizio intelligence (spionaggio, controspionaggio, operazioni coperte), era stato addestrato anche dagli americani ed e' stato fino alla fine l'organismo principale di sostegno della monarchia Pahlavi.

La fuga dello Shah e l'arrivo a Teheran dell'Ayatollah Khomeini aveva determinato lo scioglimento dell'organismo e la cacciata e l'eliminazione fisica di quasi tutti i suoi uomini (si stima fossero fra i 3 ed i 5000) che si nascondevano nel Paese. Alcuni di loro furono riutilizzati per ricreare ex novo una struttura di sicurezza.

L'azzeramento della Savak ha coinciso con la costituzione di varie agenzie di sicurezza a livello governativo che nel 1980 sono confluite in un unico  organismo, il "Ministero delle Informazioni e Sicurezza" ("MOIS"  o "Sazman e Ettela'at Va Amniat e Melli" da cui l'acronimo di SAVAMA) che, in continuita' con la Savak, ne ha tramandato nel tempo usi e abusi.

Il Ministero e' - come lo era la Savak - un mix di polizia segreta e di Servizio Informazioni. Gerarchicamente dipende dal Consiglio Supremo della Sicurezza Nazionale (CSSN), un ente introdotto da una revisione della Costituzione del 1989 (art. 176).  Fino ad allora l'organismo di riferimento era il Consiglio Supremo della Difesa. Il CSSN e' presieduto dal Presidente della Repubblica, ha un suo Segretario generale ed ha un ampio spettro di competenze (iniziative di politica della sicurezza afferenti ogni settore della vita politica interna, estera, sociale, economica  e culturale; linee principali di difesa generale del Paese; programmi di approvvigionamento e sviluppo per la difesa,  individuazione e contrasto alle minacce interne ed esterne). Tuttavia, ogni decisione e' subordinata alla specifica approvazione della Guida Suprema.

La sua composizione, oltre al citato Presidente della Repubblica ed al Segretario Generale  (nominato dalla Guida Suprema), include i massimi vertici dell'Iran: il Presidente del Parlamento, il capo del sistema giudiziario, i ministri degli Esteri e degli Interni, il direttore del MOIS , i capi delle tre Forze Armate (presenza se richiesta), il capo del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, il Ministro della Difesa, il Capo di Stato Maggiore Interforze (alias il Capo del Supremo Consiglio di Comando delle Forze Armate), il capo delle Guardie rivoluzionarie (Pasdaran, presenza se richiesta), il vice Presidente della Repubblica con delega per la Pianificazione ed il bilancio, il Ministro dell'Energia e quello della ricerca scientifica, il vice responsabile degli approvvigionamenti, il vice responsabile del progetto nucleare, due consiglieri (non necessariamente deputati di nomina della Guida Suprema), il rappresentante diplomatico all'ONU, il primo vice Presidente della Repubblica, esperti di politica estera e pianificazione.

Nella pratica, tutte le articolazioni governative e militari trovano un loro referente in questo organismo che non solo decide, ma coordina. E non e' un fatto casuale che anche il programma nucleare - oggi oggetto di minacce esterne - sia rappresentato in questa struttura. Il CSSN si articola in vari sotto-comitati a seconda degli argomenti trattati. In molti casi opera in una configurazione piu'  ristretta, ovvero con un organismo denominato "Consiglio di Sicurezza" presieduto sempre dal Presidente della Repubblica (o da chi per lui) e coadiuvato da un numero minore di personalita' politiche.

Tuttavia, nel campo della sicurezza propriamente detta il MOIS costituisce un primus inter pares relativamente ad altre strutture parallele e concorrenti. Quindi, almeno sulla carta, operano alle dipendenze del MOIS  (diciamo meglio in ambito MOIS) :

- Il Servizio di Sicurezza interno,

- Il Servizio di sicurezza esterno poi identificato con l'acronimo di  Vevak (Vezarat-e Ettela'at Va Amniyat-e Keshvar),

- L'apparato informativo delle varie Forze Armate,

- Il Servizio di controspionaggio dei Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran),

- Il Servizio Informazioni del Corpo dei Pasdaran,

- Gli apparati informativi della Forza Al Quds (reparti militari di e'lite dei Pasdaran),

- Gli apparati informativi dei Basiji (corpo paramilitare di volontari)

Tra i compiti del MOIS, oltre allo spionaggio, si annoverano il controspionaggio, la sicurezza interna ed esterna ed altre attivita' che lo hanno reso tragicamente noto: l'organizzazione di attivita' terroristica, l'eliminazione dei dissidenti in patria e all'estero, l'esportazione (violenta o assecondata) della rivoluzione in altri Paesi. A questi ultimi tre settori concorrono un po' tutti, ma sicuramente lo strumento piu' dedicato ed efficace e' oggi la Vevak (da li' nasce talvolta il malinteso che identifica il MOIS con la Vevak) che, a differenza delle altre agenzie, e' parte integrante del MOIS.

Altro compito del MOIS e' il "procurement", cioe' l'acquisizione di tecnologia e macchinari che oggi si concentra soprattutto nello sviluppo del programma nucleare e nei progetti missilistici (da li' si compendia il fatto che nel CSSN vi sia un responsabile del settore). Questa e' oggi un'attivita' di vitale importanza per un Paese che deve confrontarsi con sanzioni e boicottaggi.

Se il MOIS ha sotto la sua diretta disponibilita' operativa la Vevak, lo stesso non si puo' dire per tutte le altre strutture di sicurezza per la quali, al massimo, garantisce un certo coordinamento. Queste  mantengono infatti, anche in virtu' degli equilibri politici interni e dei rapporti di forza, una certa propria autonomia. Basti pensare che soprattutto i Pasdaran ed i Basiji rispondono piu' agli ordini della Guida Suprema che non a quelli del Presidente della Repubblica, a cui gerarchicamente spetta il controllo del MOIS.

Il Ministero ha il suo Quartier Generale a Teheran ed ha una forte disponibilita' finanziaria, i suoi bilanci sono secretati e l'apparato complessivo puo' contare su circa 4-6000 uomini (parte della manovalanza viene fornita anche dai Pasdaran) presenti sul territorio nazionale e nelle strutture (diplomatiche e non)  all'estero.

Sul piano interno, funzionale all'attivita' di repressione degli oppositori, vi sono anche alcune prigioni sono gestite direttamente dal MOIS.

Al MOIS fanno capo anche l'attivita' di censura, la disinformazione, l'addestramento ideologico, il controllo e la sorveglianza dei diplomatici stranieri, il controllo degli uffici e dei funzionari governativi, un'accademia di intelligence e tutte le attivita' rette dai vari uffici centrali all'interno del Ministero.

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Pasdaran

LE ALTRE STRUTTURE DI SICUREZZA

Sicuramente il MOIS e' la struttura principale - l'organizzazione ombrello - su cui si basa la sicurezza dell'Iran, ma vi sono anche altri apparati che operano nello specifico settore, sia nell'ambito del previsto coordinamento nel MOIS, sia al di fuori di esso. Nel  2005 si era parlato della possibilita' di riunificare tutte le agenzie di intelligence e di sicurezza iraniane in un unico organismo, ma poi il progetto era stato accantonato per due ordini di motivi: la paura (ed il correlato pericolo) che potesse essere concentrato troppo potere repressivo ed autoritario in un solo organismo; l'interesse delle varie lobby politiche, militari e religiose a mantenere il controllo su alcune strutture di riferimento. Pertanto, alla fine, pur in una gerarchia di valori operativi che mette al primo posto la Vevak ed i Servizi dei Pasdaran, altre agenzie continuano ad operare, talvolta in concorso, ma molte volte anche in concorrenza, nel campo della sicurezza. 

C'e' un Servizio Informazioni Militare che dipende gerarchicamente dal Capo di Stato Maggiore interforze attraverso i Comandanti delle varie Forze Armate. Svolge l'attivita' tipica di altre strutture equivalenti nel mondo: spionaggio militare, sicurezza delle strutture militari, attivita' di controspionaggio nelle unita' militari, procurement di equipaggiamenti e armamenti, controllo del traffico aereo e marittimo nelle aree di interesse operativo (vedasi per esempio il Golfo, oggi la Siria, ieri l'Iraq), gestione degli Addetti Militari all'estero.

C'e' poi il citato Servizio Informazioni delle Guardie della Rivoluzione che opera nell'ambito di questa Forza militare creata dopo la rivoluzione islamica. Il Corpo dei Pasdaran ("Sepah e Pasdaran"  o "Pāsdārān e Enqelāb") puo' contare su circa 120-140.000 uomini ed ha un suo esercito di terra, una sua Marina e una sua aviazione. Rispetto alla altre Forze Armate regolari e' considerato ad un piu' alto livello di fedelta' al regime iraniano, ma soprattutto alla gerarchia religiosa. Sotto questo aspetto viene talvolta etichettato come una specie di esercito religioso. Attraverso il loro Comandante i Pasdaran dipendono, ma solo virtualmente, dal Capo di Stato Maggiore Interforze. In realta' sono alle dipendenze della Guida Suprema. Secondo la Costituzione (art. 150) e' anche previsto un loro intervento nella difesa della Rivoluzione. Stessa cosa e' contemplata in uno Statuto del Corpo del 1980. I Pasdaran controllano strutture industriali della difesa, presiedono al programma missilistico, sono diventati un potere economico, nonche' un potere nel potere. Oltre alle incombenze di una Forza Armata, i Pasdaran assommano altre attivita' meno ortodosse : la lotta contro gli oppositori ed i dissidenti del regime, il controllo sull'operato delle forze di polizia.

Vi sono anche strutture di sicurezza  del Ministero dell'Interno (Servizio di Sicurezza Interno) che sono diventate un organismo di rilievo dopo l'unificazione, nel 1991, di 3 pre-esistenti apparati: la Gendarmeria, la Polizia propriamente detta ed i Komiteh (acronimo per " Comitati Rivoluzionari Islamici", una struttura a sostegno della rivoluzione nata ai tempi di Khomeini e poi legalizzata dal Parlamento nel 1983. E' stata inizialmente creata all'interno delle moschee e poi autorizzata a operare nel Paese come una forza di Polizia per combattere la droga, i gruppi di opposizione ed infine anche i "comportamenti immorali", configurandosi cosi' anche come milizia/polizia  religiosa). Il Servizio di Sicurezza Interno svolge, tra l'altro ed in concorso con i Pasdaran, attivita' di controspionaggio e di controllo delle sedi diplomatiche con proprie unita' speciali.

Anche nel Ministero degli Esteri c'e' chi si dedica ad attivita' di intelligence attraverso la catena diplomatica e la loro diramazione all'estero. Il Ministero opera infatti in stretto contatto con il MOIS, ha una sua struttura di analisi e valutazioni strategiche e, all'occorrenza, fornisce sostegno per le operazioni che altri Servizi (Pasdaran, Basiji, forze Al Quds ) intendono sviluppare all'estero in chiave eversiva o nella caccia (meglio detto: eliminazione) dei dissidenti  all'estero. Nella pratica il Ministero ha piu' un ruolo di sostegno e di concorso a favore degli altri organismi di sicurezza nella ricorrente confusione fra attivita' diplomatica e di intelligence comune a molti regimi totalitari. 

C'e' poi l'apparato di sicurezza ed informativo dei Basiji che opera sul territorio nazionale in concorso con i Pasdaran. La loro presenza operativa e' soprattutto concentrata nelle universita', negli uffici governativi e nelle moschee. E poiche' il comandante dei Basiji figura fra i piu' stretti consiglieri della Guida Suprema, ne consegue che l'attivita' di sicurezza e di controllo di questo apparato si  sviluppa come  diretta emanazione delle direttive di Khamenei. Corpo paramilitare che era assurto a notorieta' internazionale per il martirio di molti giovani lanciati sui campi minati nella guerra contro l'Iraq, e' oggi militarmente inquadrato nel Corpo dei Pasdaran. I Basiji hanno ereditato dai Komiteh quella funzione di polizia religiosa nella lotta contro la cosiddetta "immoralita'" dei costumi a cui assommano funzioni di ordine pubblico (contro le manifestazioni dell'opposizione)   di difesa civile, indottrinamento religioso e di repressione della dissidenza. A livello locale i Basiji operano sotto il comando della gerarchia sciita (soprattutto i mullah) e si articolano, nella loro attivita' di controllo/repressione, in cellule a seconda del settore di competenza: studenti universitari, settore pubblico, studenti medi etc..

E' difficile quantificare la forza dei Basiji in termini numerici perche' accanto ai volontari ci sono anche i membri a tempo pieno dell'organizzazione, oltre a quelli (uomini e donne) inquadrati nei reparti armati dei Pasdaran. Il regime iraniano attribuisce enfaticamente ai Basiji una forza di circa 13 milioni di affiliati, pari circa il 20% della popolazione, sia per attribuire un forte consenso alla teocrazia, sia perche' nel conteggio vengono cumulati insegnanti, scuole, studenti, impiegati governativi confondendo controllati e controllori. La ruvidezza con cui i Basiji esercitano la loro attivita' trova ampia letteratura nei rapporti di Amnesty International dove ricorrono segnalazioni di abusi, torture, sparizioni, pestaggi ed altro.

E' infine necessario computare, specie nel campo delle funzioni di polizia, altre strutture che operano nel controllo delle masse. Ci si riferisce alle polizie religiose propriamente dette (i Basiji lo sono solo parzialmente) come i Sarollah ("il Cammino di Allah"), i Jund Allah ("i soldati di Allah"), gli Ya Zehra (dal nome di una forma di meditazione sciita).

La Forza al Quds, reparto di e'lite dei Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran), e' nella pratica il braccio armato delle operazioni - talvolta sporche - condotte soprattutto all'estero. Creata per la guerra con l'Iraq, e' rimasta come strumento di espansione della politica iraniana in aree di crisi. Si tratterebbe di circa 12-15.000 uomini presenti oggi in molti Paesi come supporto armato, consiglieri militari e addestratori (la loro presenza e' segnalata in Libano, Siria, Yemen, Afghanistan, Iraq). Benche' parte integrante dei Pasdaran, proprio per la sensibilita' e pericolosita' delle loro operazioni, la Forza al Quds si e' dotata di un proprio Servizio intelligence.

Poi ci sono anche i Servizi informazione delle Forze Armate e quello centrale degli Stati Maggiori congiunti - comunemente indicati nel gergo internazionale come J2 - come in realta' hanno quasi tutti i Paesi del mondo. In Iran hanno minore importanza perche', dopo la caduta dello Shah quando le Forze Armate avevano un grosso ruolo, con il successivo avvento di Khomeini il loro ruolo/potere e' stato fortemente ridimensionato. Questa emarginazione rimane tuttora presente anche nelle attivita' di intelligence, prevaricate da quelle dei Pasdaran, della Forza al Quds e dei Basiji.

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UNA VALUTAZIONE DEL SISTEMA

Se si contano ed analizzano tutte le strutture di sicurezza che si dedicano a vario titolo al sostegno della teocrazia iraniana viene fuori che si tratta di un numero consistente di agenzie, ognuna con una propria autonomia operativa, con diversi referenti istituzionali, ma con una precisa tendenza a far capo, nella maggioranza dei casi, alla gerarchia islamica. Questa tendenza si e' accentuata nel tempo non solo per garantire il potere degli ayatollah, ma anche per le sopravvenute minacce esterne che provengono da Israele e, in forma latente, dai vari regimi sunniti del Golfo. Quindi due necessita': minaccia interna e minaccia esterna.

La minaccia esterna ha fatto si' che la licenza ad effettuare operazioni non convenzionali all'estero sia stata attribuita a parecchie agenzie. Questo potrebbe teoricamente determinare un dispendio di energie ed un mancato coordinamento. Almeno sulla carta la sinergia dovrebbe essere assicurata dal MOIS, ma questo nei fatti non avviene per la divisione politica che oggi esiste tra i due maggiori contendenti del potere iraniano: la Guida Suprema Khamenei ed il Presidente della Repubblica Mahmoud Ahmedinejad. Non e' una divaricazione tra potere religioso e potere laico, essendo questa una distinzione alquanto labile nell'Iran di oggi, ma una divergenza tra due personaggi legittimati uno dalla gerarchia religiosa e l'altro dal voto popolare.
Il controllo sugli apparati di sicurezza e' ritenuto un elemento che consente ai due contendenti di esercitare con maggiore enfasi il proprio potere politico o, in caso negativo, di garantirne la sopravvivenza politica. E' in questo contesto che deve essere inserita la diatriba tra Khamenei e Ahmadinejad sul capo del MOIS,  Heydar Moslehi. Nominato da Ahmedinejad nel 2009 all'inizio del suo secondo mandato presidenziale, licenziato dallo stesso presidente nell'aprile del 2011, ma poi subito rimesso al suo posto da Khamenei. 

Bisogna poi sottolineare come in Iran, sul piano interno, il potere di controllo sulle masse sia esercitato piu' con strumenti di repressione che con il consenso. E' per questo che ciascun contendente tende ad avere un proprio strumento di controllo da utilizzare anche in contrapposizione a quelli degli altri.

La proliferazione degli apparati di sicurezza in Iran postula anche altre due considerazioni: siamo di fronte ad uno Stato di Polizia, il regime non si sente abbastanza saldo al potere.

Per quanto riguarda l'efficienza di questi apparati, questa e' ben circostanziata nel controllo del territorio nazionale (anche se con metodi brutali).

Sull'estero, invece, una conferma arriva dalle operazioni condotte in territorio straniero (eliminazione di dissidenti, atti di terrorismo, infiltrazione di gruppi eversivi, traffico d'armi, contrabbando di missili, approvvigionamento di tecnologia per il programma nucleare), anche se appare ancora carente nel settore del controspionaggio. Ne fanno fede la catena di scienziati iraniani uccisi negli ultimi anni (Ardeshir Hosseinpou, Massoud Ali Mohammadi, Madjed Shariari, Darious Rezaeineja, Ahmed Rezai, Mostafa Ahmadi Roshan, Mohammad Esmail Kosari, il gen. Hassan Teherani ), la defezione all'estero di personaggi di spicco (il Gen. Ali Reza Asgari, lo scienziato Shahram Amiri poi pentitosi) e la serie di attentati che hanno danneggiato negli ultimi tempi le infrastrutture militari e nucleari (base missilistica a sud di Teheran, deposito di esplosivi di Bidganeh, l'impianto di conversione dell'uranio di Isfahan, una fabbrica di metalli di Yazd coinvolta nel nucleare, introduzione di malware e spyware nel sistema informatico nucleare).