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IL DESTINO DELL'AFRICA TRA SUFISMO E SALAFISMO


islam africa

L'Islam entra in Africa, dopo la morte di Maometto, senza particolari effetti dirompenti seppur a seguito di conquiste militari. Infatti, dopo la morte di Maometto nel 632, il primo Califfo dell'Islam Abu Bakr intraprese una serie di operazioni militari per la diffusione della nuova fede nel mondo.
Benche' egli morisse due anni piu' tardi, suo nipote Omar continuo' questo programma ambizioso di espansione militare con la conquista di Gerusalemme (636), Damasco e Antiochia e poi la Persia (651).

Il primo ingresso dell'Islam sul continente africano avverra' nel 646 con la conquista dell'Egitto. Come sopra enunciato, e' un Islam tollerante e apolitico che nell'impatto con le societa' africane ne rispetta inizialmente usi, costumi, tradizioni, riti (anche quelli pagani e animisti) senza costituire quindi un elemento destabilizzante delle strutture societarie secolari preesistenti nel continente. E' una penetrazione, pertanto, che nel proseguo della storia e nella sua espansione geografica avviene senza traumi, trovando fertile terreno nella disponibilita' esoterica di quei popoli.
L'Islam africano e' pero' una religione sincretica, semplice e tollerante, ma lontana dal dotto o raffinato Islam arabo, quasi una sua deformazione.

La diffusione dell'Islam trovera' poi limitazioni con l'insorgere del colonialismo in Africa e con la competitivita' che si instaura, sia sul piano religioso che di civilta', tra mondi e culture diverse. L'Islam quindi e' oggi variegatamente distribuito nel continente lungo questo itinerario politico e sociale che lo vede fortemente presente nel nord e lungo l'arco costiero. Ma l'Islam africano, almeno nella sua iniziale manifestazione, e' soprattutto di matrice moderata e spirituale, si accompagna con facilita' al fatalismo e spiritualita' degli africani, ne asseconda anche la ritualita' e la volonta' associativa.

sudan sufis
Sufis in Sudan

LE CONFRATERNITE SUFI

Le migliori risposte a queste ultime istanze di moderazione vengono, nel tessuto sociale africano, con lo sviluppo, piu' che altrove delle Confraternite sufi. Dal punto di vista storico le confraternite sufi emergono in Medio Oriente nel XIImo secolo per poi diffondersi in Africa (il nome "suf" deriva dagli abiti di lana di cammello che i sufi indossavano per indicare la devozione ad una vita mistica. Altro nome dato agli adepti di queste confraternite e' quello di "dervish", parola persiana per indicare colui che si affranca dai problemi terreni per dedicarsi a Dio).

Secondo alcuni storici, l'origine del misticismo sufi, almeno quello non propriamente ancora organizzato in confraternite,  viene invece fatto risalire all'ottavo secolo quando, a seguito delle numerose conquiste militari e delle conseguenti ricchezze durante la dinastia Omayad, l'Islam rischiava di perdere le sue connotazioni etiche originali. Personaggi come Hasan al Basri (642-728), Rabia al Adawiyah (m. 801), al Hallaj (condannato a morte nel 922 dopo 8 anni di imprigionamento) si dedicarono infatti a criticare le autorita' musulmane, ma anche a predicare  l'unione con Dio attraverso l'amore di Dio.

Nella pratica il sufismo si sviluppa come un orientamento mistico dell'Islam in contrapposizione ad una visione giuridico/legale dell'ortodossia musulmana (ed e' per questo aspetto che ne facilitera' la diffusione in Africa). Afferma la possibilita' di una vicinanza emotiva a Dio e una conoscenza intuitiva di Dio attraverso la fede, ma al di fuori dell'enfasi intellettuale e giuridica del sunnismo ortodosso. In tal senso i sufi interpretano il Corano come la chiave per determinare un'unione mistica dell'individuo con Dio. Ogni ordine ricerca quindi per i propri adepti (chiamati "mourids", traduzione araba di "colui che accetta" o "colui che e' votato a una fede") una stretta relazione personale con Dio attraverso speciali discipline spirituali.

Sono gli esercizi di preghiera ("dhikir") che vengono accompagnati da movimenti del corpo, anche attraverso il canto e la danza, secondo una formula stabilita dal fondatore dell'ordine. In questo modo, quando le litanie sono particolarmente lunghe, i fedeli raggiungono spesso l'estasi entrando in trance che e' poi lo scopo di liberare il corpo e portarlo alla presenza di Dio. Il modo di pregare ("tariqa" o "via") varia da confraternita a confraternita che vengono poi identificate proprio con il nome di questa "tariqa". Ogni "tariqa", oltre ad avere un proprio rituale, ha una sua organizzazione interna che puo' essere, a seconda degli ordini, piu' o meno gerarchica.

E' una gerarchia che si sostituisce a quella dei clan o dei gruppi etnici di appartenenza (ed in questo crea un'alternativa sociale al tribalismo africano). C'e' un capo che da' l'iniziazione ai nuovi membri e che delega alcune responsabilita' ad altri livelli. L'adesione alla confraternita e' volontaria anche se poi prevalgono anche legami e tradizioni familiari che si tramandano da padre in figlio. I novizi giurano fedelta' al capo della confraternita. I leaders degli ordini, che prendono il titolo di Sheykh (dottori dell'Islam), sono ritenuti possessori del "baraka".

Si tratta di una "benedizione sovrannaturale" che implica un potere spirituale intrinseco nell'esercizio dell'attivita' religiosa. Ma e' anche qualcosa di piu': un insieme di caratteristiche personali positive, sia morali che intellettuali, di cui solo alcuni individui sono dotati. Tale stato di spiritualita' puo' continuare anche dopo la morte generando poi lo status di "uomo santo" che esula, nella venerazione popolare, dall'appartenenza ad una specifica confraternita. Molte tombe, cosi', diventano oggetto di pellegrinaggio.
Vengono venerati i precedenti capi della confraternita dando un senso di continuita' al "baraka" e vengono accreditati della stessa benedizione anche coloro che diffondono il credo religioso: i "marabutti" nell'Africa Occidentale, i "wadaddo" in Somalia.

I "marabutti" (traslitterazione di "al morabitoun" cioe' "coloro che hanno costituito un riparo religioso") sono in pratica intermediari tra l'individuo e Dio e celebrano le funzioni islamiche. Tuttora costituiscono un sistema itinerante di diffusione dell'Islam. Oltre all'insegnamento del Corano e la promozione culturale dell'Islam, il "marabutto" fa proselitismo, propaga la fede, fa talvolta anche politica, celebra i rituali e le funzioni per la guarigione delle persone (viene infatti accreditato di un potere mistico per proteggere dalle malattie o dal malocchio), mette in atto opere di mediazione (negoziati, operazioni di pace tra fazioni in lotta), fa il consulente (anche politico) di capi tribali, garantisce protezione e asilo agli individui, vende amuleti o talismani. Prima si riteneva che il "baraka" fosse applicabile solo ai discendenti di Maometto, ma con l'avvento del sufismo e la creazione delle confraternite poteva essere ora applicato a chiunque ne avesse le caratteristiche.

Il sufismo introduce anche un altro concetto molto importante e cioe' l'accettazione di un "intermediario" tra l'individuo e Dio. Da li' nasce il ruolo delle confraternite e il riconoscimento dell'"uomo santo". Nella loro generalita' i membri delle confraternite sufi vivono in modo secolare nelle loro tribu', sebbene talvolta si riuniscano in comunita' separate (chiamate "jama'a") per sottoporsi a indottrinamento. Solo in pochi si dedicano al celibato. Si tratta pertanto piu' di comunita' spirituali che pratiche, anche se esiste un territorio centrale ("zawiya") dove opera la confraternita.

Gli aspetti mistici del sufismo hanno favorito in Africa la fusione tra credenze islamiche e quelle pre-islamiche. Prendendo origine da una combinazione del misticismo sufi con l'ortodossia sunnita, le fratellanze islamiche hanno poi costituito nel continente un fattore unificante tra cultura e religione al di fuori delle differenze etniche e tribali. Altro ruolo svolto da questi ordini e' stato quello di anteporsi all'occidentalizzazione dei costumi.

Le prime confraternite sufi in attivita', come accennato, risalgono al XIImo secolo (la "Rifaiyyah" fondata in Basra e subito diffusasi in Iraq, Siria e Egitto; la "Suhrawardiyyah", fondata da Abu Najib al Suhrawardi (1097-1168), diffusasi in India; la "Kubrawiyyah", fondata da Nayim Al Din Kubra (1145-1221), discepolo di Suhawardi, in Iran e poi diffusasi soprattutto in India; la "Qadiriyyah" che poi avra' un forte sviluppo in Nord Africa). Per quanto riguarda l'Africa, la prima confraternita sufi appare in Egitto, proveniente dalla Siria, come espansione della "Rifaiyyah". La fondera' Ahmad al Badawi (1199-1276), personaggio a cui furono anche attribuiti miracoli (tuttora a Tanta in Egitto vi e' un festival annuale della "Badawiyyah").
Nel frattempo e parallelamente alla "Badawiyyah" egiziana, il sufismo incomincia a diffondersi anche nel resto del Nord Africa attraverso il sostegno della dinastia Almohadi (1130-1269) che governava sul Marocco, Algeria, Tunisia nonche' parte della Spagna. Nel XIIImo secolo in Tunisia un certo Shadhili formo' la "Shadhiliyyah" che ancora oggi e' diffusa, seppur in modo non molto consistente, in Algeria, Tunisia e Marocco. Il XVIIImo secolo costituira' una nuova evoluzione del sufismo a seguito dell'avvento del wahabismo che rifiutava molte pratiche sufi , come la venerazione dei santi,  ed incoraggiava la stretta applicazione della Sharia. Nasceranno cosi' nuovi ordini come la "Tijaniyah" e la "Sanusiyah".

Di seguito la descrizione  di alcune  confraternite sufi che hanno avuto un ruolo preminente in Africa:

la Qadiriyah

E' il piu' vecchio ordine sufi. E' stato fondato da Abdel Qadir al Djilani (1077-1166) in Iran  Al Djilani poi risiedera' a Bagdad come responsabile di una scuola  giuridica Hanbalita. Nel XVmo secolo avra' grosso sviluppo anche in  Africa grazie alla guida di Osman Dan Fodio (1754-1817) che si dedico' soprattutto all'eliminazione delle pratiche tribali nei rituali islamici (operava nell'area dell'attuale Niger e Nigeria). Tale confraternita, come tutte le altre consimili, include elementi emotivi e mistici, ma soprattutto persegue l'istruzione e l'insegnamento islamico come sistema per trovare Dio. Tutti i membri della confraternita devono seguire soprattutto i precetti di umilta', generosita' rispetto del prossimo a prescindere da credo religiosi o status sociali. La Qadiriyah e' stata fortemente impegnata al fianco degli algerini nella guerra per l'indipendenza dal colonialismo francese.

la Tijaniyah

E' stata fondata da Ahmad Tijani, un  berbero algerino, nel 1781 (lui morira' nel 1815). Ha un rituale (leggasi metodo di recitazione) piu' semplice e piu' flessibile della Qadiriyah anche se entrambe condividono la dottrina e gli obblighi religiosi. I suoi membri, al contrario della Qadiriyah, non sono tenuti a sviluppare l'insegnamento islamico ed e' considerata, sempre rispetto all'altra confraternita, piu' idonea a recepire un modo di vita piu' moderno. I precetti della confraternita impongono il rifiuto della menzogna, il furto, l'uccisione e la truffa. E' imposto anche il rispetto delle promesse, l'amore verso il prossimo, l'ubbidienza verso il Signore. Nessun membro puo' togliere la liberta' ad altri senza motivo. Nelle preghiere bisogna rispecchiarsi in Dio. Pur riconoscendo che ogni individuo pecca, la Tijaniyah ritiene che gli adepti della confraternita verranno premiati dopo la morte. La Tijaniyah, a differenza delle altre organizzazioni, non permette l'appartenenza contemporanea ad altre confraternite. Nei fatti applicano un separatismo religioso dagli altri ordini. E' difficile che un confratello lasci l'organizzazione  nella diffusa credenza che colui che tradisce a' condannato a morire da apostata. I tijani si considerano un po' l'aristocrazia degli ordini mistici e si auto-definiscono "al tariqa al Mohammediyah" ("la via di maometto"). Ahmad Tijani veniva accreditato di ricevere le rivelazioni direttamente da Maometto e quindi era un tramite privilegiato diventando un "qubt al aqtab" ("il polo dei poli"). Nelle sue grandi linee la Tijaniyah ha le caratteristiche di un ordine missionario che si e' esteso nell'Africa Occidentale a spese della Qadiriyah. Alla morte di Tijani nel 1815 sorgeranno numerosi conflitti tra le varie "zawiya" portando poi al frazionamento e creazione di altre confraternite.

la Sanusiyah

Fondata a La Mecca nel 1837 dall'algerino Mohammed ibn Ali al Sanasi (aut Senusi) della tribu' Senusi nato nel 1787 e che si proclamava discendente di Fatima. Sanasi studia a La Mecca e fonda varie "Zawiya" (comunita'). In Libia sviluppera' la sua attivita' soprattutto in Egitto e Cirenaica organizzando le tribu' beduine del Fezzan e di Kufra. Tra le varie confraternite e' quella piu' indirizzata verso l'attivita' politica. La sua "zawiya" sara' inizialmente Jaraboub. Propugna un islam purificato con l'adattamento alla vita dei nomadi del deserto. Predica inoltre l'osservanza dei precetti del culto islamico (a volte con punte di integralismo comportamentale come il divieto dell'uso del tabacco) e nei suoi riti tende ad un'unione mistica con il Profeta e non con Dio. Si tratta di un'unione intesa come imitazione nella vita di tutti giorni. La storia della Sanusiyah (italianizzata in Senussia) si interseca con la storia della Libia. Alla morte di al Sanasi gli succede il figlio Mohammed al Mahdi (1859 che governera' fino alla sua morte nel 1902), fortemente dedito al proselitismo anche nell'area del lago Ciad ed ai traffici commerciali nell'area sahariana che lo arricchiranno. Con la presenza francese in Ciad e quella italiana in Libia la confraternita entra in contrasto con le potenze coloniali. Il successore di al Mahdi, Ahmad al Sharif, sviluppera' una politica, peraltro senza successo, al fianco della Turchia a cavallo della Ima guerra mondiale. All'arrivo a capo della confraternita di Idris viene sottoscritto un accordo con gli italiani che comunque verra' poi rotto nel 1923. Inizia la lotta armata contro gli occupanti ed i leader della confraternita saranno costretti a scappare in Egitto dove sosterranno gli inglesi a cavallo della II guerra mondiale. Dal 1951 al 1969 (colpo di stato di Gheddafi) una dinastia senussa guidera' il Paese. La confraternita conta tutt'oggi circa 350 "zawiya" sparse per l'Africa (soprattutto Marocco e Ciad) fino all'Indonesia.

la Mouridya

fondata da Amadou Bamba (alias Mohamed ben Habit Allah 1852- 1927), ha il suo baricentro geografico in Senegal e Gambia ed e' una confraternita che si colloca ideologicamente a meta' strada tra la Tijanyah e la Qadiryah. Bamba era considerato un innovatore. Guidata da un Califfo (o Gran marabutto ) con potere assoluto, e' articolata con marabutti regionali. Ha una sua struttura economica legata al lavoro manuale dei suoi adepti. Viene anche autodefinita "il modo di imitare il Profeta". Da questa confraternita, ne nasceranno altre come i Baye Fall dello Sheykh  Ibrahim Fall.

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La tomba di Ibn Taymiya a Damasco, Siria

IL SALAFISMO

In contrapposizione all'approccio moderato del sufismo si sviluppa poi nel mondo islamico e conseguentemente anche in Africa una tendenza che spinge verso una radicalizzazione di comportamenti religiosi, una visione ed interpretazione ortodossa dei precetti. Il Salafismo, che prende origine dalla parola  araba "salaf" cioe' "antichi/antenati", propugna il ritorno ad un Islam puro, quello riferibile ai primi anni dopo la morte del Profeta ritenendo che nel corso dei secoli a seguito delle dominazioni straniere e della collusione con il mondo occidentale, la religione  abbia perso le sue caratteristiche originarie. I garanti e gli assertori di un Islam puro sono quelli che implicano anche un ricorso ideologico al "jihad" come strumento di difesa (della nazione islamica) e poi di offesa (contro questo contagio sociale esterno). E' una dottrina evolutiva che fornisce alibi ai fondamentalisti musulmani nella lotta contro la modernizzazione, la decadenza dei costumi e la globalizzazione e che oggi, nelle sue forme piu' deleterie, postula l'attivita' terroristica.

Dal punto di vista storico il salafismo trae origine dal teologo Ibn Taymiya, discepolo della scuola "Hanbalista" (da Ahmad Ibn Hanbal IX secolo), che ricusava l'utilizzo di metodologie razionali nell'interpretazione del Corano e della Sunna perche' elementi divini e quindi avulsi da un approccio razionale. Ibn Taymiya, partendo da questo assunto, divenne sostenitore di una interpretazione individuale dei libri sacri, posizione a quei tempi innovatrice perche' configurava una diffusione della religione piu' popolare ed al di fuori delle e'lite di potere che sino allora curavano gli aspetti teologici e sociali dell'Islam. Comunque Ibn Taymiya esigeva l'obbedienza ai capi politici e combatteva tutte le devianze teologiche che questo nuovo approccio interpretativo determinava.

Nel XVIIImo secolo sara' poi anche Mohammed Ibn Abdel Wahab (fondatore del "wahabismo") ad aderire all'hanbalismo per ritrovare un Islam puro e dopo di lui l'iraniano Jamal Al Din Al Afgani (1838-1897), l'egiziano Mohamed Abduh (1849-1905) ed il siriano Rachid Redha (1865-1935). Nascera' cosi' questa corrente salafita che portera' peraltro ad una defenestrazione delle strutture clericali dell'Islam.

Con la creazione dell'Associazione dei "Fratelli Musulmani" di Hassan Al Banna in Egitto nel 1928 il salafismo prende anche una connotazione politica, cioe' l'Islam deve essere riorganizzato attraverso una presa del potere (inizialmente Al Banna aveva aderito al sufismo). Negli anni '50 un altro egiziano, Sayed Qutb (1906-giustiziato da Nasser nel 1966), anche lui membro dei Fratelli Musulmani, teorizzera' questa presa di potere sui capi arabi "empi" per il ripristino di uno Stato islamico attraverso la lotta armata. Sara' lui il referente ideologico di molti movimenti terroristici, non ultimo Al Qaeda.
Allo stato attuale vi sono principalmente tre tendenze nell'ambito dei movimenti salafiti:

un salafismo moderato che rifiuta un approccio politico dell'Islam, e' contro la violenza, boicotta le elezioni, giudica gli attentati o la pratica dei "shahid" illegale;

un salafismo riformista o modernista, vicino alle tesi dei Fratelli Musulmani, che invece subordina la politica alla religione e fornisce interpretazioni del Corano che giustifichino tale obiettivo;

un salafismo cosiddetto "jihadista" che rifiuta la predicazione e esalta la guerra santa, sia contro il mondo musulmano che contro l'occidente, anche se proclamata individualmente rifiutando nel contempo ogni approccio politico.

LE CARATTERISTICHE DELL'ISLAM ED I SUOI EFFETTI NEL CONTESTO SOCIALE AFRICANO

Nelle sue linee generali, l'Islam e' una religione semplice, scarsamente dogmatica e come tale facilmente assimilabile anche da individui culturalmente e socialmente meno evoluti. Questa caratteristica puo' essere applicata a molte popolazioni africane. Sul piano pratico basta infatti attenersi ai cosiddetti 5 pilastri della religione (la dichiarazione di fede alias "shahada", le 5 preghiere giornaliere alias "salat", il versamento annuale dell'elemosina per i meno abbienti alias "zakat", il digiuno durante il mese del Ramadan alias "saum", il pellegrinaggio almeno una volta nella vita  a La Mecca alias "haji").

Sul piano dogmatico ci si limita all'unicita' di Dio ("tawid") e della comunita' islamica ("umma"), all'immortalita' dell'anima,  al fatto che Maometto e' l'ultimo dei profeti (il cosiddetto "sigillo dei profeti") dopo Adamo, Noe', Abramo, Mose' e Gesu' (il Corano non abolisce la rivelazione ebraica ne' quella cristiana bensi' la completa, pone cioe' il "sigillo" finale), all'esistenza degli angeli (vedasi il ruolo dell'Arcangelo Gabriele nelle rivelazioni a Maometto), al Corano come ultima scrittura del disegno divino ed al Giudizio Universale (simile a quanto concepito nel Cristianesimo seppur con varianti piu' prosaiche del godimento divino).

Le "shura" (versetti) del Corano e gli "hadith" (insegnamenti del Profeta) della "sunna" (tradizione) sono gli unici elementi di ispirazione teologica che peraltro si prestano ad interpretazioni strumentali in quanto non esiste nell'Islam una gerarchia religiosa di riferimento (c'e' un clero ma  non ci sono sacerdozio o sacramenti ) ma solo scuole giuridiche (). E' proprio nell'interpretazione dei testi sacri trova origine spesso il radicalismo e l'estremismo. Infatti, per quanto riguarda l'interpretazione dei libri sacri e la possibilita' di una loro strumentalizzazione, vi sono nell'Islam due principali correnti di pensiero:

quella del "taqlid" ovvero l'interpretazione deve essere condotta ed applicata nell'ambito delle esistenti scuole di dottrina islamica;

quella della "itjihad" cioe' l'interpretazione dei sacri testi e' un fatto individuale.

Soprattutto da quest'ultimo approccio trova, molte volte, giustificazione teologica il terrorismo.

Maometto, nella sua esperienza terrena, aveva creato in Medina uno Stato dalle basi religiose che governava la "umma". Da questa sovrapposizione tra potere temporale e spirituale nasce per l'Islam, a maggior differenza dal giudaismo e cristianesimo, una stretta interdipendenza tra politica e religione che accentua l'impatto sociale delle religione sulle vicende dei popoli.

Se il Dio cristiano e' quello dell'amore, il Dio ebraico e' quello della giustizia, quello musulmano e' soprattutto un Dio sociale. Cioe' l'Islam introduce un concetto di "statalita'" che non e' assimilabile a quello di teocrazia, ma e' legato ad una interdipendenza tra la divulgazione e applicazione dei precetti islamici e la legittimazione del potere. La scarsa ricorrenza di eventi democratici nel continente africano rende questo precetto facilmente recepibile.

L'Islam introduce anche un'altra caratteristica specifica che e' il decreto divino e la predestinazione. La predestinazione e' un concetto molto diffuso a livello popolare che include la credenza che ogni cosa che avviene nella vita e' volonta' di Dio e che pertanto ogni tentativo di cambiare gli eventi e' inutile. E' una dimensione del potere  e/o saggezza e/o misericordia di Dio che postula un concetto di fatalismo (benche' poi anche nell'Islam si dovrebbe associare ad una responsabilita' umana).

Non casualmente "Islam" e "Muslim" (stessa radice di consonanti) introducono il concetto di sottomissione a Dio. L'abbandono del musulmano alla volonta' di Dio, cioe' la predestinazione nell'ortodossia sunnita, ha comunque caratteristiche meno filosofiche o spirituale dell'equivalente concetto cristiano. Il fatalismo introdotto dall'Islam e' un altro dei concetti che le popolazioni africane hanno accettato con facilita' avendo vissuto storie secolari di calamita' sociali e miserie.

Forse anche per questo aspetto di predestinazione, il senso dello sviluppo e modernizzazione della societa' islamica appare piu' limitato rispetto all'approccio e progresso dell'Occidente (ed anche questo aspetto e' piu' confacente alle realta' africane). Si determina cosi' un divario tra due mondi e quando scatta, come nell'attuale congiuntura politica, un confronto, esso diventa scontro di civilta', una lotta non solo tra cristiani e musulmani, ma anche tra i rispettivi mondi. All'interno del mondo musulmano comunque esiste, anche se mediaticamente meno visibile, uno scontro tra moderati e radicali.
Vi e' poi un ultimo concetto ed e' quello della giustizia divina. Dio e' "buono" e quello che fa e' "bene". Dio pero' e' al di sopra del bene e del buono o del male e non e' tenuto ad alcun vincolo di giustizia. Dio non e' obbligato ne' obbligabile. Non vi puo' essere ingiustizia perche' tutto appartiene a Lui. Ergo Dio fa quello che vuole. Non c'e' correlazione tra buon comportamento e giustizia terrena. Il premio divino arriva nell'altra vita. L'africano vive un presente difficile, anche se non meritato, ma non si domanda se cio' sia giusto o meno. L'Islam cosi' diventa per lui strumento sociale laddove da un lato vengono negati diritti e liberta', ovvero c'e' una poverta' che reclama maggiore giustizia ma in ultima analisi, la speranza di un futuro migliore in cielo puo' far meglio accettare una miseria terrena. Altro aspetto che ha reso appetibile l'Islam alle popolazioni africane e' la tolleranza verso alcuni aspetti sociali della cultura autoctona, come il matrimonio multiplo (peraltro inviso alle altre religioni monoteiste). Sono aspetti che invece risultano incompatibili con il cristianesimo e l'ebraismo.

salafist group for preaching and combat
Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento
 
LE CONSEGUENZE DEL RADICALISMO ISLAMICO

Sufismo e salafismo sono stati gli ingredienti che a diverso titolo e dosaggio hanno poi influenzato gli eventi in Africa in quei Paesi a maggioranza e/o forte presenza islamica. Negli ultimi anni il salafismo ed il suo conseguente radicalismo - poi trasformato in estremismo - religioso sembrano avere preso il sopravvento sulle correnti moderate all'interno del mondo islamico. Le ingiustizie sociali, la presenza di regimi totalitari e la poverta' dilagante, che sono una costante nel panorama politico africano, hanno aiutato l'affermarsi di questo approccio radicale.

Il salafismo come ispirazione di movimenti terroristici lo ritroviamo in  molti Paesi africani: la Jihad Islamiyah e la Jamaa Islamiyah in Egitto,  il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento in Algeria, Al Qaida nel Maghreb Islamico in tutta la fascia del sahel sub-sahariano, il Gruppo Islamico Combattente Libico in Libia, i "taleban" e i Boko Haram della Nigeria, Al Ittihad Al Islami e  le Corti Islamiche e poi gli Shabaab in Somalia, cellule di Al Qaida nelle Comore, l'"Allied Democratic Front" (infiltrato da estremisti del Al Tabligh) in Uganda, il Gruppo Islamico Combattente Marocchino, il Fronte Islamico Tunisino (ed anche l'Ennadha di Rachid Gannouchi nella sua prima configurazione nella lotta contro Ben Ali) in Tunisia, l'attivita' (sovversiva) della Haramain Islamic Foundation in Kenya e Tanzania, il P.A.G.A.D (People Against Gangsterism and Drug) e la Qibla (di ispirazione sciita) in Sudafrica. Ma la lista potrebbe continuare ancora.

Secondo alcune statistiche, nel 2011 ci sarebbero stati nel mondo 1974 attacchi terroristici di matrice islamica, con oltre 9000 morti e circa 17.000 feriti. E si tratta di un trend in crescita che vede l'Africa sempre piu' presente. Tra l'altro i musulmani in Africa sarebbero oggi oltre 370 milioni contro 305 milioni di cristiani e 137 milioni di aderenti a religioni indigene e quindi sarebbero adesso, rispetto al recente passato, in maggioranza numerica (le statistiche al riguardo non sono particolarmente accurate).

Sotto l'aspetto storico, la presenza e diffusione dell'Islam in Africa non costituirebbe elemento di interesse se non si ricorresse oggi ad un uso improprio di questa religione nelle vicende internazionali e nella storia contemporanea di vari Paesi del continente. E' l'insorgere del cosiddetto fondamentalismo islamico che nelle sue manifestazioni piu' deteriori diventa estremismo e poi terrorismo (). In Africa, circoscritto in alcune aree e/o Paesi, questo fenomeno sociale negativo e' presente sia come fattore endogeno (vedasi le vicissitudini politico-sociali dei singoli Stati) che esogeno (la citata confrontazione tra mondi e civilta'). A differenza di altre parti del mondo, il fenomeno dell'estremismo islamico in Africa e' potenzialmente piu' pericoloso, non per quello che e' oggi ma per quello che potra' essere domani.

E' una valutazione legata ad una serie di circostanze oggettive quali:

lo stato di indigenza della maggioranza delle popolazioni africane quindi c'e' il potenziale pericolo che si possa determinare un uso dell'Islam come rivalsa sociale;

la scarsa diffusione di regimi equi e/o di ispirazione democratica e quindi che si possa determinare un uso dell'Islam come rivalsa politica (ed in questo contesto il riferimento ai Fratelli Musulmani e' alquanto congruo);

l'accentuata sete di spiritualita' dei popoli africani quindi un uso dell'Islam come placebo sociale;

la ricerca di una identita' culturale che unisca le varie etnie o tribu' al di fuori dei confini imposti dalla storia quindi un uso dell'Islam come identificativo etnico;

la presenza di culture religiose elementari inserite in un contesto culturale debole quindi un uso dell'Islam come identificativo culturale;

la necessita' di un fatalismo di sostanza per affrontare condizioni di vita negative per malattie, fame, poverta' con un uso dell'Islam come placebo teologico.

Tutto questo deve essere inserito in un continente dove vi e' una presenza massiva di armi, una corruzione dilagante, spazi ampi dove muoversi e operare senza controlli, scarso supporto di tecnologie. Sono tutti questi dei fattori che possono amplificare gli effetti devastanti di un fenomeno terroristico. Ma quello che piu' preoccupa e' la prospettiva che l'Islam africano diventi sempre piu' associato ad un fenomeno di instabilita' sociale acquistando tutti gli identificativi di cui si e' sopra fatto menzione. Non piu' legato ai soli eventi del nord Africa, come finora prevalentemente accaduto con la cosiddetta "primavera araba",  ma geograficamente esteso in altre aree della fascia sub-sahariana.

Ulteriore elemento di preoccupazione e' la saldatura che sta avvenendo tra i vari movimenti estremisti islamici africani che non esercitano piu' la loro influenza negativa nel contesto di un singolo Paese, ma tendono a internazionalizzare la loro attivita' a livello regionale e forse domani anche a livello continentale. In altre parole si passa cioe' da una fase in cui il terrorismo islamico si appropria di una problematica sociale locale (ed ha solo l'imbarazzo della scelta) per legittimare il proprio operato e da questa poi transuma in tematiche e contesti geograficamente piu' ampi. Si e' oggi cosi' creata una contiguita' territoriale tra la Somalia, i gruppi operanti nella fascia sahelo sahariana e quelli presenti nei Paesi del nord Africa. Ed e' forse non casuale ricordare che Al Qaida, gia' ai tempi di Osama Bin Laden, aveva indirizzato i suoi interessi geo-strategici al continente africano (Bin Laden aveva soggiornato in Sudan, dove aveva fatto anche investimenti importanti, ed era anche transitato in Somalia prima di trasferirsi in Afghanistan).

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()Le 4 scuole giuridiche islamiche che in ambito sunnita dissertano sul diritto islamico ("Fiqh") sono :
la scuola Hanafita (da Azzam Abu Hanifa morto nel 767 e vissuto in Siria) che e' considerata la piu' liberale perche' disposta alla interpretazione analogica (diffusa soprattutto in Asia ). Vi si riconoscono circa il 50% dei musulmani;
la scuola Malikita (da Malik ibn Anas , morto nel 795), diffusa in Africa settentrionale;
la scuola Shafita o Shafei (da Abdullah Mohammed al Shafi , morto nell'818), presente in Egitto , Somalia ed Etiopia. Shafi era vissuto in Irak ed in Egitto ed in entrambi i paesi aveva emesso opinioni religiose ("fatwa") contrastanti tra loro (da li' il concetto di applicare le regole in accordo alle condizioni ambientali);
la scuola Hambalista (da Ahmad ibn Hambal, morto nell'855) che e' considerata la piu' tradizionale e conservatrice. Restringe al massimo l'uso dell'analogia razionale. E' quella corrente di pensiero a cui ha fatto poi riferimento il wahabismo saudita e molti dei movimenti estremisti islamici.
Sono comunque tutte scuole ortodosse concatenate nel tempo e che hanno pertanto in comune un discorso interpretativo (benche' allora la trasmissione delle loro idee avvenisse solo oralmente). Differiscono solo in alcune interpretazioni dei testi sacri , perche'  vi e' poi un adattamento ai tempi e ai luoghi e anche la possibilita' di passare da una scuola all'altra secondo le esigenze. La sharia ( che acquista le caratteristiche di un diritto canonico) si rifa' poi agli insegnamenti di questi quattro grandi teologi dell'Islam. Nella pratica le 4 scuole si differenziano in una catalogazione giuridica dell'interpretazione dei fatti che va dall'obbligatorio (esecuzione premiata e omissione punita) , al raccomandabile (esecuzione premiata e omissione non punita), al permesso o concesso (non vi sono ne' premi ne' punizioni), all'esecrabile (non punibile ma riprovevole sul piano religioso) fino ad arrivare al proibito (che e' punito). Ci si basa  sull'Igma cioe' il consenso nell'interpretazione degli "hadith" e tale consenso diventa poi legge e si tramuta in un obbligo.Il Qiyas e' invece il ragionamento analogico , la deduzione per analogia cioe' le norme ed i precetti precedenti che regolano l'interpretazione dei fatti presenti.
Altro aspetto e' che la pratica diventa tradizione.
Variano i giudizi e le interpretazioni ed alla fine cio' ha impedito il formarsi di un unico sistema giuridico-teologico.
Comunque esulano dalle competenze delle 4 scuole giuridiche islamiche la trattazione di elementi non ortodossi come il diritto ereditario o quello di famiglia (dove comunque esistono tra loro ampie diversita').
Come anticipato sono tutte scuole giuridiche sunnite  mentre in campo sciita predomina la scuola "Jafari" legata all'imam Jafar al Sadiq.

() E' da notare al riguardo che l'O.N.U., benche' abbia piu' volte condannato in varie risoluzioni il terrorismo non e' stato in grado di dare una precisa definizione di questo termine.
      Generalmente si tende a fare una netta distinzione tra:
fondamentalista islamico : colui che insiste su una interpretazione letterale delle scritture sacre islamiche pur non essendo necessariamente implicato in attivita' politiche e/o destabilizzanti;
estremista islamico : colui che intende usare la violenza (e pertanto anche il terrorismo) per il raggiungimento di obiettivi religiosi.


sufi salafi