testata_leftINVISIBLE DOGvideo

IL SISTEMA DI POTERE IN SIRIA : LE FORZE ARMATE

assad mural

Le Forze Armate sono il secondo pilastro su cui si basa il regime di Bashar Assad per la propria sopravvivenza. Un apparato elefantiaco, efficiente, motivato e che, nonostante oltre due anni di guerra ed alcuni rovesci militari, ha mantenuto la propria compattezza e capacita' operativa.

Le Forze Armate, al pari dei diversi Servizi/Direttoati, rispondono del proprio operato direttamente al Presidente della Repubblica che riveste la qualifica di Comandante supremo delle Forze Armate.

Il Ministro della Difesa ed il capo di Stato Maggiore Generale hanno invece un ruolo marginale nella gestione dello strumento militare e la loro funzione e' nella pratica quella di assecondare le decisioni del Presidente.

L'attuale Ministro della Difesa, Fahd Jassem al Frej, e' un sunnita. Ricopre l'incarico dal luglio 2012. Il suo predecessore, Dawoud Rajiha, e' rimasto ucciso nell'attentato del Luglio 2012 a Damasco che ha decapitato i vertici militari e della sicurezza del regime. Frej, considerato un fedelissimo, aveva precedentemente ricoperto, sempre nel periodo della guerra civile, l'incarico di Capo di Stato Maggiore dell'Esercito e sembrava che il suo operato avesse sollevato alcune perplessita'. La sua successiva nomina al dicastero della Difesa e' invece un segnale di riacquistata considerazione. Non casualmente lo zelo con cui ha condotto la lotta contro i ribelli gli ha ultimamente comportato l'inserimento nella black list americana per violazione dei diritti umani. Nella gerarchia politico-militare del regime il Ministro della Difesa e' anche Vice Comandante in Capo delle Forze Armate.

L'attuale Capo di Stato Maggiore Generale e' invece Ali Abdullah Ayoub, subentrato al citato Frej lo scorso anno. A differenza di altri vertici militari, Ayoub non e' stato ancora inserito nelle black list dei Paesi occidentali.

Sono da considerarsi alle dirette dipendenze del Presidente della Repubblica la Difesa Aerea, le Forze aeree e tutti quei reparti che assicurano la protezione dei massimi vertici del regime, come la Guardia repubblicana (ha l'entita' di una Divisione corazzata, 25.000 uomini comandati dal Gen. Shoaeb Suleiman) e la 4ta Divisione corazzata (altri 25.000 uomini preposti alla difesa della capitale Damasco e comandati dal fratello di Bashar, Maher). Entrambe queste unita' hanno sede a Damasco e sono composte da soldati di e'lite. Nella pratica Maher Assad dirige entrambe le Divisioni corazzate.


syrian army

Struttura generale

Dal 1952 esiste in Siria il servizio militare obbligatorio per i giovani che abbiano compiuto 18 anni. Con successivi provvedimenti la durata del periodo di leva e' passata dai 30 mesi previsti nel 1974, ai 24 mesi previsti nel 2005 fino agli attuali 18 mesi introdotti con una legge del 2011 (per le donne, invece, il Servizio militare e' su base volontaria).

Terminato il servizio di leva il personale transita nella riserva attiva (fino a 45 anni) per poi passare nella riserva territoriale (fino a 60 anni). Per gli incarichi con specializzazioni di particolare interesse esiste il sistema di richiamo che puo' durare alcune settimane.

Allo stato attuale non e' quantificabile il numero delle riserve anche perche' a causa della guerra civile i casi di diserzione sono stati ricorrenti e spesso orientati da diversita' etniche e religiose. In tempi di pace le riserve ammontavano a circa 300/350.000 uomini. Peraltro e' anche bene specificare che la qualita' - oltre che l'affidabilita' - del personale di riserva e' alquanto difforme. Il potenziale umano sul quale il regime ha potuto contare e' stimato intorno al 15/20% del totale. In pratica si ritiene, con valutazione ottimistica, che i richiami abbiano potuto riportare nelle file dei lealisti non piu' di 70/80.000 uomini. Complessivamente circa il 70% dei militari di carriera sono di fede alawita. Che il richiamo alle armi incontri difficolta' lo testimonia indirettamente un sermone del Grande Mufti siriano, Ahmad Badredeen al Hassoun, diffuso nel marzo scorso dalla televisione di Stato in cui citava la chiamata alle armi come un dovere nazionale.

Il numero di richiamati avrebbe dovuto incrementare gli effettivi delle forze militari gia' alle armi e che complessivamente assommavano/assommano a circa 300.000 effettivi, di cui circa 200.000 nell'Esercito, 4.000 nella Marina, 38.000 nelle forze aeree e 58.000 nella Difesa Aerea.

L'Esercito

Le Forze terrestri, come gia' detto, assommano a circa 200.000 uomini. Sono articolate su 3 Corpi d'Armata, diventati due dopo il ritiro del contingente militare dal Libano. I due Corpi d'Armata si dividevano territorialmente la responsabilita' di intervento: il 1mo Corpo d'Armata al sud (gravitando sui confini con la Giordania ed Israele), il 3zo nel restante territorio. La guerra civile ha cambiato la fisionomia di questo schieramento ed adesso le forze gravitano di volta in volta nelle aree dove bisogna operativamente concentrare l'intervento militare.

Nel suo complesso le Forze terrestri siriane hanno sul terreno 12 Divisioni (di cui 7 corazzate) e 3 brigate indipendenti (fanteria e fanteria meccanizzata). Reparti di artiglieria sono inquadrati nelle varie Divisioni (ogni Divisioni ha al suo interno 2 Brigate controcarro, 2 Brigate di artiglieria e 4 Brigate missilistiche). Ci sono poi una serie di unita' minori (reggimenti ed unita' di supporto logistico) che operano all'interno dei Corpi d'Armata.

L'Esercito siriano e' una struttura possente con una forte capacita' d'urto (4.600 carri armati ed altrettanti mezzi blindati) ed un'altrettanto forte capacita' di fuoco: oltre 5.300 pezzi di artiglieria, sistemi missilistici (SCUD B, SCUD C, FROG 7, SS-21) e una pletora di sistemi controcarro (oltre 4.000).

Benche' la guerra civile abbia in parte stravolto l'ordine di battaglia e la dislocazione dei reparti sul terreno, tutto il territorio nazionale e' stato a suo tempo diviso in Regioni Militari sotto la responsabilita' operativa di un Comando locale, il quale ovviamente interviene su direttiva ed in concorso con le autorita' militari centrali. Un po' sulla falsariga del sistema sovietico, la discrezionalita' operativa a livello territoriale era alquanto circoscritta, anche se l'incedere della guerra civile sembra abbia consentito una maggiore liberta' di manovra ai comandi periferici.

Le regioni militari sono 7: Damasco (con sede di comando a Qatana), costiera (Latakia), meridionale (Al Sawayda), settentrionale (Aleppo), centrale (Homs), orientale (Deir al Zor) e sud-occidentale ( karakiri).

La Marina

LA Marina si articola in 3 Dipartimenti Marittimi: Tartous, Latakia e Mina al Bayda (dove ha sede l'Accademia Navale). E' numericamente irrilevante, come il suo concorso a combattere la ribellione. Ha sommergibili (3), motovedette (11 piu' altre 16 con missili a bordo), Fregate (2), pattugliatori (11), unita' da sbarco (3), navi ausiliarie (16). L'importanza di questa Forza Armata risiede soprattutto nel fatto che lungo la fascia costiera dove sono situate le basi vivono prevalentemente alawiti e questi dovrebbero costituire l'ultimo baluardo territoriale in caso di crollo del regime. Con la guerra civile e' infatti iniziata un'opera di “bonifica” delle poche comunita' sunnite che li' risiedevano.


syrian airforce

L'Aviazione

Tra le tre Forze Armate e' quella considerata a piu' alto tasso di fedelta' al regime. Un po' perche' Hafez Assad, padre di Bashar, veniva da quel Corpo e un po' perche' l'impiego dello strumento aereo e' da sempre considerata una risorsa essenziale per la sopravvivenza del regime (e gli sviluppi della guerra civile lo dimostrano ampiamente).

Il ciclo che porta all'addestramento dei piloti militari (preceduto da una rigida verifica dei requisiti di affidabilita') e' particolarmente severo, anche se non raggiunge livelli di eccellenza. Oggi l'aviazione militare siriana puo' contare su circa 1.000-1.100 piloti “ready combat”.

Organicamente le Forze aeree siriane sono articolate su 5 Brigate indipendenti a cui vanno aggiunte altre due Divisioni (una su 3 Brigate, l'altra su 5 Brigate) con Comando operativo rispettivamente a Dumayr e Sharyat.

Quel che piu' conta e' che l'aviazione militare siriana puo' contare oggi su oltre 500 aerei da combattimento (tutti di produzione sovietica/russa: MIG-21, MIG-23, MIG-25, MIG-29 e SU-22, SU-24, SU-27), una quarantina di aerei da trasporto (oggi particolarmente utili per il trasferimento immediato delle truppe nelle aree calde e anch'essi di provenienza sovietica/russa: Tupolev, Ilyushin, Antonov), oltre 150 aerei da addestramento (comunque impiegabili in operazioni sul terreno) ed oltre 300 elicotteri da combattimento (gli MI russi e i Gazelle francesi).

La forza organica complessiva e', come gia' segnalato, sull'ordine dei 40.000 uomini a cui vanno aggiunti i circa 60.000 soldati impiegati dalla Difesa aerea, che si basa sull'utilizzo sia degli aerei intercettori (i citati MIG) , sia su unita' missilistiche e di artiglieria contraerea (due Divisioni complessivamente). Anche se le batterie missilistiche sono abbastanza obsolete e a basso tasso di impiego, questa caratteristica non penalizza oggi l'efficienza dello strumento militare siriano perche' i ribelli non dispongono ad ora di un dispositivo aereo. Il discorso sarebbe diverso se dovesse esserci un intervento aereo internazionale nell'imposizione di una no-fly zone o nel sostegno armato ai ribelli. Complessivamente alla Difesa aerea sono in arsenale oltre 650 missili e circa 3.800/4.000 pezzi di artiglieria contraerea.

Altro aspetto dell'importanza dell'Aviazione militare siriana e' il controllo dello spazio aereo nazionale attraverso un sistema di rilevatori che trasmettono in modo automatizzato i dati a due comandi operativi principali: uno a Damasco, l'altro a Homs. I due comandi dispongono di sedi subordinate a Banyas, Jebel Mane, Dumayr, Chenchar.

Le forze paramilitari

Lo strumento militare siriano puo' oggi contare anche su altre forze sul terreno. C'e' infatti la Gendarmeria, che conta circa 8-9.000 uomini, e ci sono anche le cosiddette “Milizie dei lavoratori”, costituite da militanti attivi del Partito Baath. Oggi questi ultimi sono identificati con il nome di “shabiha” (i “fantasmi”), un termine che ingloba anche membri dei Servizi, bande di criminali (soprattutto contrabbandieri) al servizio del regime e dediti al lavoro sporco contro i ribelli e i dissidenti. Non esistono stime, ma l'entita' numerica di queste bande di irregolari dovrebbe essere sull'ordine di 40-50.000 uomini (anche se prima della guerra civile gli iscritti al Baath erano circa 100.000).

Considerazioni

Dati di informazione e disinformazione rendono difficile una stima delle forze in campo tra lealisti e ribelli. L'unico dato incontrovertibile e' che le forze militari che sostengono il regime non sono collassate dopo una guerra civile lunga e sanguinosa e, seppur con la perdita di controllo di alcune aree, mantengono inalterata la loro capacita' di deterrenza.

E' pur vero che sul campo di battaglia oggi il regime puo' contare sul supporto degli Hezbollah (sarebbero sull'ordine di 7-8.000 uomini) e sui Basiji iraniani (al momento sull'ordine di qualche migliaio).

Rimangono anche inalterati i rifornimenti di armi che affluiscono dalla Russia e dall'Iran con cui, e' bene ricordare, esiste un accordo di mutua difesa.

Quello della Difesa e' sempre stato uno dei settori per i quali il regime siriano non ha mai lesinato spese. Il suo bilancio nel 2012 era sull'ordine di 2,5 miliardi di dollari. L'acquisizione di armamenti e' per oltre il 90% proveniente dalla Russia ed e' anche questo un dettaglio che giustifica la posizione di Mosca a difesa di Assad.

Per quanto riguarda le armi di distruzioni di massa, almeno ufficialmente la Siria ha firmato il Trattato di non Proliferazione Nucleare (ma l'attacco israeliano del settembre 2007 contro la struttura di Al Kibar dimostra il contrario), ha firmato (ma non ratificato) la Convenzione sulle Armi Biologiche, non ha sottoscritto la Convenzione sulle Armi Chimiche (e nel campo chimico e biologico esistono certezze su depositi di aggressivi in tutto il Paese).

Le efferatezze che su entrambi i fronti hanno contraddistinto questa guerra civile hanno sicuramente esacerbato i combattimenti, alimentato le vendette e le crudelta', ma hanno anche prodotto quell'effetto di coesione all'interno delle forze lealiste che adesso combattono non solo per vincere, ma soprattutto per non soccombere in assenza di clemenza per i vinti.

Pensare che, dopo tanto spargimento di sangue, sia possibile una soluzione mediata tra gli aventi causa appare alquanto difficile. E questo nonostante i tentativi di mediazione russo-americani.