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IL TERRORISMO ISLAMICO ARRIVA IN MOZAMBICO


maputo

La capitale del Mozambico, Maputo


Quando si parla di terrorismo islamico in Africa ci si concentra geograficamente sull’area del Sahel, su quel che accade in Nigeria con Boko Haram, in Somalia con gli Shabab, con la pletora di formazioni che transumano tra il sud dell’Algeria, Libia, Mali, Niger e Paesi limitrofi. Nazioni con prevalente popolazione musulmana.

Ma adesso fenomeni legati al terrorismo islamico sono emersi anche in altri Paesi dove la maggioranza della popolazione non è islamica e geograficamente lontana dal Sahel. Il caso più eclatante è il Mozambico.

L’Islam mozambicano

Anche se molti esponenti musulmani locali tendono ad avvalorare dati statistici diversi, la comunità islamica del Mozambico non supera il 20% della popolazione. Il dato, entro certi limiti, è opinabile perché sia nel Cristianesimo che nell’Islam locale prevale molto la presenza di riti tradizionali e animisti. Il sincretismo religioso che ne deriva crea questo spazio di indeterminazione, soprattutto se si considera che i tradizionalisti/animisti rappresentano il 50% della popolazione. Per fare un esempio, è molto diffuso, in entrambe le due religioni monoteiste, il culto degli antenati, i riti propiziatori per anticipare grandi eventi o favorire le piogge, il ricorso agli sciamani locali con presunti poteri divinatori e contatti con gli spiriti.

Geograficamente, i musulmani sono concentrati lungo la costa a seguito degli insediamenti arabi nei secoli e nel nord del Paese, mentre i cattolici sono soprattutto presenti nel centro ed i protestanti nel sud. Al suo interno la comunità islamica non è costituita solo dagli africani autoctoni, ma anche da fedeli di origine asiatica (soprattutto indiani), tra cui molti ismailiti (quindi vicini allo sciismo più che al sunnismo).

Comunque – ed è la cosa più importante – l’Islam mozambicano, al pari di quello prevalente in Africa, sino a poco tempo fa non era radicale ma caratterizzato dal sufismo moderato. Non era tantomeno legato ad interpretazioni coraniche di ispirazione salafita. La scuola giuridica prevalente è quella moderata Shafi. La mutazione è avvenuta nel tempo con l’arrivo di organizzazioni caritatevoli wahabite, la creazione conseguente di moschee e scuole coraniche ed il proselitismo aiutato dall’elargizione di denaro.

I rapporti tra lo Stato e le comunità religiose


Nel 1977 il regime marxista aveva nazionalizzato tutte le strutture che appartenevano a comunità religiose (comprese chiese e moschee) per poi deciderne successivamente la restituzione, peraltro mai avvenuta completamente. Per affrontare e risolvere questa diatriba, il governo mozambicano ha istituito fin dal 1982, all’interno del Ministero della Giustizia, un Direttorato per gli affari religiosi.
La Costituzione sancisce la libertà di culto, non definisce alcuna religione di Stato, ma proibisce l’esistenza di partiti su base religiosa in quanto ritenuti una minaccia all’unità nazionale.

Nonostante questo divieto, esiste ed è tollerato un piccolo partito di ispirazione islamica, il Partito Indipendente del Mozambico (PIMO) guidato da Yacub Sibindi, che peraltro non ha una rappresentanza parlamentare né ha uffici, pubblicazioni o siti web. Ultimamente si era coalizzato con altre formazioni minori. Nell’ambito dello stesso FRE.LI.MO. (Frente de Libertaçao de Moçambique) esiste un gruppo interno denominato “Movimento Islamico” che raggruppa tutti i parlamentari di fede islamica. Una specie di simbiosi tra marxismo e Islam. Dal 1989 tutte le comunità religiose e le organizzazioni missionarie hanno l’obbligo di registrarsi presso il Direttorato.

Nel Paese operano, oltre alle citate organizzazioni caritatevoli wahabite, altre organizzazioni islamiche, tra cui la “Tabligh Islamic Call mission” e molti missionari musulmani provenienti dal Sudafrica che hanno finanziato una serie di scuole islamiche (“madrase”) nelle province settentrionali del Mozambico. Sono state costruite grosse scuole primarie e secondarie islamiche a Maputo nel recente passato; vi è una università islamica a Nampula finanziata da organizzazioni musulmane sudanesi.

Vi sono state negli anni passati diatribe sul fatto che il governo avesse accettato come feste nazionali le ricorrenze religiose islamiche (che tra l’altro ruotano con il calendario lunare), non facendo altrettanto con quelle cristiane (Afonso Dhlakama della RE.NA.MO., Resistência Nacional Moçambicana, aveva appoggiato le rivendicazioni dei cattolici e si era così alienato il supporto che godeva, anche durante la guerriglia, della comunità musulmana). Poi il tutto era rientrato quando il regime aveva salomonicamente deciso di concedere ad ogni fede il diritto di rispettare le proprie festività.

Altro oggetto di contenzioso è stata nel tempo la legge sul diritto di famiglia, in cui si elevava l’età per concedere il diritto a sposarsi (gli islamici erano contrari all’iniziativa di fissare il tetto ai 18 anni per entrambi i sessi) e si vietava la poligamia (molto diffusa tra i tradizionalisti/animisti che hanno trovato terreno comune con i musulmani).

I musulmani del Mozambico hanno un loro peso negli eventi del Paese, ma si trovano in una posizione di sudditanza rispetto alla Chiesa cattolica, sia perché finanziariamente più ricca, sia perché, dopo la mediazione ed il successo della Comunità di Sant’Egidio nel ricomporre il dissidio tra RE.NA.MO. e FRE.LI.MO, il potere contrattuale politico dei cattolici è aumentato. Una conferenza di vescovi, compresi quelli anglicani, costituisce ancora oggi uno strumento di dialogo e consultazione con le autorità. Il motivo è forse legato alle aspettative di ottenere finanziamenti esteri. Tuttavia, il Mozambico ha aderito sia alla “Organizzazione per la Conferenza Islamica” che al Commonwealth britannico nel 1995.

Ultimamente, anche l’Islamic Council è diventato un interlocutore privilegiato del governo in quanto coinvolto nel debellare il terrorismo islamico insorgente nel Paese. Sembrerebbe che ad alimentare il radicalismo islamico sia stata proprio una frangia dissidente di questo organismo. Una costola ribelle dell’Islam mozambicano che ha creato e registrato una propria organizzazione nel nord del Paese sotto il nome di “Ansar Sunna” (Partigiani della tradizione islamica) e dato seguito alla costruzione di moschee e madrase. Senza successo, l’Islamic Council ha più volte richiesto l’intervento del governo contro questa setta dissidente. Solo alla fine del 2016 la polizia è intervenuta arrestando alcuni esponenti di Ansar Sunna.


mosque mozambique


Il terrorismo islamico

I primi attentati di matrice islamica in Mozambico sono iniziati il 5 ottobre del 2017 nel nord del Paese, nella provincia di Cabo Delgado, nelle aree vicino al confine con la Tanzania. Quel giorno un commando di 30 terroristi ha attaccato tre stazioni della polizia all’alba uccidendo 17 persone.
Da allora gli attacchi si sono susseguiti con continuità; le maggiori vittime sono stati soprattutto i civili e, negli ultimi tempi, forse per enfatizzare mediaticamente le loro gesta e copiare quelle dell’ISIS, le persone catturate sono state decapitate.

I terroristi attaccano villaggi, uccidono le persone e distruggono le case. Ultimamente sembrano più dedicati a colpire i convogli e gli operai che lavorano nel settore petrolifero. E questa escalation è di volta in volta aumentata nel tempo. I morti ammazzati sono sinora oltre duecento ed i feriti quasi il doppio. Lo scopo palese è quello di terrorizzare la popolazione ed incidere sull’economia della zona, ricca di gas, minerali e petrolio.

L’area in cui operano è una delle più povere del paese, le attività principali sono l’agricoltura e la pastorizia, il tasso di disoccupazione – soprattutto tra i giovani – è molto alto, i musulmani locali si sentono marginalizzati e le scoperte di gas e petrolio non hanno prodotto ricadute positive sull’economia locale. I proventi che derivano dagli sfruttamenti energetici vengono gestiti in modo centralizzato da Maputo e quindi i benefici non ricadono, se non marginalmente, sulla popolazione locale. Tutte cause di malcontento che aiutano la diffusione del terrorismo che cavalca problemi sociali, politici, economici ed ovviamente religiosi.

La vicinanza della Tanzania offre ai terroristi l’utilizzo di santuari sicuri dove scappare. E tra i due lati del confine c’è sempre stata una osmosi di attività islamica che adesso fa da collante tra i gruppi radicali in Tanzania (che allora scappavano in Mozambico) con gli omologhi mozambicani (che adesso scappano in Tanzania). Tra i due gruppi risulterebbero anche forme di collaborazione.

Chi sono i terroristi

Il problema è che l’insorgere del terrorismo islamico in Mozambico trova impreparate le autorità di sicurezze locali. Mancano notizie certe su questi gruppi, su chi li finanzia, chi li comanda, cosa vogliono (a parte l’imposizione della Sharia e i sentimenti anti-cristiani ed anti-occidentali) e quanto sono forti militarmente. Le autorità li additano come dei criminali che si alimentano con il banditismo, un po' come avviene nel Sahel. Sono coinvolti nel traffico di droga, avorio, legname, carbone, estrazione di rubini, estorsioni e sequestri. Il tutto farebbe guadagnare ai terroristi, secondo alcune stime, circa 3 milioni di dollari al mese. Una cifra importante se vista nel contesto della povertà endemica della provincia mozambicana.

La mancanza di informazioni rende incerta l’ipotesi di riuscire a debellare questo terrorismo. Per adesso il fenomeno è stato confinato in una sola parte del Mozambico, tuttavia le autorità stanno studiando anche delle iniziative che possano ridimensionare il risentimento sociale. Ovviamente le forze di sicurezza, usando le maniera forti, si sono macchiate di ripetute violazioni dei diritti umani, arresti indiscriminati, intimidazioni, censura delle notizie sulla stampa.

Alcune stime, peraltro opinabili, indicano che i militanti di Ansar Sunna siano circa 1000/1500 e che siano stati reclutati tra la popolazione locale, soprattutto giovani con basso coefficiente culturale. Non hanno un nome. Li chiamano “Shabaab” anche se poi non esistono legami con gli omologhi somali. “Shabaab” perché studenti, giovani e quindi ricollegabili alle madrase di Ansar Sunna. Anche questo nome è stato preso a prestito dai terroristi che combattevano gli americani in Iraq.

Negli attacchi si sono auto-identificati come “Alhu Sunna wal Jamaa” (Organizzazione degli adepti della tradizione islamica). Operano in piccoli gruppi, sembra non abbiano una struttura di comando centralizzata ed i vari capi si identificano spesso come imam. Nella lotta contro questa organizzazione le autorità mozambicane hanno adesso il supporto tecnico e logistico della Russia.



filipe nyusi

Filipe Nyusi



Il rischio futuro

Il governo di Filipe Nyusi ha la necessità di risolvere il problema del terrorismo nel nord del paese. Ad ottobre ci saranno le elezioni parlamentari e generalmente, a cavallo del voto, come è successo nel 2014, riemergono contrasti sociali, accuse, proteste e scontri tra gli aderenti del FRE.LI.MO. al potere e la RE.MNA.MO. Quest’anno sono in corso trattative per evitare conflitti, ma il risultato non è garantito. Inoltre, debellando il terrorismo Nyusi potrebbe ottenere maggiori consensi elettorali per il suo partito.

Un altro problema, come spesso accade in Africa, è legato ai contrasti etnici. Gli Shabaab appartengono in maggioranza all’etnia Mwani, rivale dell’etnia Makonde del Presidente Nyusi. E’ evento ricorrente nel terrorismo islamico che la battaglia di un gruppo attiri l’attenzione e la solidarietà di altri gruppi similari. E’ successo anche in Mozambico, dove ultimamente sono stati arrestati degli ugandesi militanti in formazioni radicali islamiche del proprio Paese e giunti come volontari a sostegno di Ansar Sunna. Ci sono stati arresti anche di tanzani e sudafricani. E non è casuale che i terroristi di Ansar Sunna si rifacciano ideologicamente ad un predicatore estremista keniano, Aboud Rogo, ucciso nel 2012. Ci sono quindi tutte le premesse per internazionalizzare la lotta contro le autorità di Maputo ed inserirla nel contesto e nella rete del terrorismo islamico mondiale.

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